Perché il larice ingiallisce: una strategia, non una malattia
Se in ottobre il tuo larice vira al giallo e comincia a lasciare cadere gli aghi, non c'è nulla da curare: il larice è una conifera caducifoglia, l'unica spontanea in Europa, e fa esattamente quello che fanno il faggio o il ciliegio. Con l'accorciarsi delle giornate e le prime notti fredde la pianta smette di produrre clorofilla e recupera dagli aghi le sostanze utili, soprattutto l'azoto, che trasferisce nei rami e nelle radici per riutilizzarle in primavera. Quando il verde si ritira restano visibili i pigmenti gialli e arancio che erano già presenti ma coperti, ed è questo che accende la chioma. Alla base di ogni ago si forma poi uno strato di distacco, come nel picciolo di una foglia larga, e il ciuffo si stacca al primo vento. È un passaggio ordinato e uniforme su tutta la pianta: proprio questa uniformità ti dice che si tratta del ciclo normale e non di un disturbo. Per il larice mantenere aghi funzionanti tutto l'anno costerebbe più di quanto renda, mentre rifarli ogni primavera gli consente di crescere in fretta nei mesi favorevoli.
Il vantaggio di restare spoglio in montagna
Il motivo profondo di questa scelta sta nell'ambiente in cui il larice vive: sulle Alpi è di casa tra 1000 e 2200 metri circa e si spinge oltre i 2500, dove nessun altro albero arriva. Lassù l'inverno porta vento, gelo e neve pesante, e una chioma piena di aghi sarebbe un peso e un rischio. I rami spogli, sottili ed elastici, offrono poca superficie alla neve, che scivola via invece di accumularsi e spezzarli, e reggono meglio le raffiche. C'è poi la questione dell'acqua. Un sempreverde come l'abete rosso continua a traspirare un poco anche d'inverno, quando il terreno è ghiacciato e non può cedere acqua alle radici, e rischia di disidratarsi proprio per questo. Il larice senza aghi azzera la richiesta e attraversa i mesi freddi in riposo completo. È la combinazione di queste due difese che gli permette di vivere molti secoli in luoghi dove gli altri alberi si fermano, e che spiega perché in giardino, a quote basse e con inverni miti, spesso stenta: gli manca proprio il freddo per cui è fatto.
Quando cambia colore e come si svolge il foliage
Il ciclo del colore comincia molto prima dell'autunno. In primavera i nuovi aghi, riuniti in ciuffetti su corti rametti chiamati brachiblasti, spuntano di un verde chiaro e tenero, quasi giallognolo, che durante l'estate si scurisce poco e resta più luminoso del verde cupo di pini e abeti: è il modo più semplice per riconoscere la pianta da lontano. Con i primi freddi la chioma passa al giallo oro, poi all'arancio, e nel giro di poche settimane gli aghi cadono quasi del tutto; a quote più basse il cambio arriva un po' più tardi e si prolunga. Se vuoi vedere il larice al meglio, i boschi delle Alpi sono di norma al culmine tra la seconda metà di ottobre e i primi di novembre, con variazioni legate all'altitudine e all'andamento della stagione, e spiccano come macchie dorate tra le conifere sempreverdi. Dopo la caduta restano sui rami le piccole pigne, che l'albero conserva per anni, e un profilo rado e leggero che mantiene fino alla ripresa primaverile.
Giallo normale o larice in sofferenza: come distinguere
Il dubbio più frequente di chi ha un larice in giardino è proprio questo: ingiallisce perché è autunno o perché sta male? Osserva tre cose: il periodo, la distribuzione e la sequenza. Un ingiallimento che arriva in autunno, coinvolge tutta la chioma in modo uniforme e si conclude con la caduta ordinata degli aghi è il foliage fisiologico. Un ingiallimento in piena estate, limitato a una parte della pianta o accompagnato da aghi secchi e marroni che restano attaccati ai rami, merita invece attenzione. In quel caso valuta prima le condizioni di coltivazione, perché quasi sempre il problema è lì: il larice soffre il caldo estivo prolungato, la siccità e i terreni compatti che trattengono l'acqua, condizioni tipiche della pianura. Se la pianta è giovane e messa a dimora da poco, un'irrigazione regolare nelle estati asciutte la aiuta ad attecchire; se il suolo è pesante, migliora il drenaggio prima di pensare ad altro. Non togliere gli aghi caduti con troppa fretta: lasciati ai piedi dell'albero formano una lettiera leggera che protegge le radici dal gelo. E in primavera, se la pianta è sana, vedrai ripartire da ogni ciuffo il nuovo verde tenero.





