Maggiociondolo alpino

Generalità

Il Maggiociondolo alpino (Laburnum alpinum) appartiene alla famiglia delle Fabaceae, dette anche Leguminose, e è una pianta legnosa a portamento arboreo o arbustivo, alta fino a 6 m. Il tronco ha la corteccia bruno-verdastra, liscia, con numerose lenticelle, che si macchia di bianco a causa dei licheni con il passare del tempo. I rami sono ascendenti e flessibili, color verde scuro o verde oliva se giovani, glabri o con pochi peli di consistenza sericea. Il legno odora nettamente di legume. Le gemme sono sparse, appressate, prima piccole e acuminate, poi ogivali e brune. Le radici sono forti, sottili, pollonifere, e formano la classica simbiosi tipica delle Leguminose con batteri azotofissatori. Le foglie sono composte, trifogliate, portate da brachiblasti, con lunghi piccioli. Gli elementi che le costituiscono sono ellittici, acuminati, con la pagina superiore verde lucido e quella inferiore più chiara e opaca, ma entrambe glabre tranne che inferiormente sulla nervatura principale (a differenza del Laburnum anagyroides, il comune Maggiociondolo). Il margine fogliare è intero e sovente ondulato. I fiori ermafroditi che compaiono da maggio a luglio sono molto profumati, abbondanti, riuniti in racemi densi e penduli lunghi fino a 30 cm. Di colore giallo dorato, sono portati su singoli peduncoli pelosi, hanno corolla di 13-15 mm senza maculature rossastre al centro del vessillo (ma a volte se ne vede una leggera traccia). L’impollinazione è entomofila. I frutti sono legumi piatti, glabri, lunghi 30-50 mm e larghi 8-10 mm, con un’ala di 1-2 mm al margine dorsale. Contengono 1-5 semi bruni ciascuno. Dato che la pianta contiene un alcaloide velenoso (la citisina ad azione paralizzante e in certi casi mortale), in tutte le sue parti ma soprattutto nei semi, la sua coltivazione è sconsigliata in luoghi pubblici frequentati da bambini. Nonostante questo i cervi possono cibarsi tranquillamente delle sue foglie, mentre conigli e lepri ne mangiano la corteccia senza problemi.
laburnum alpinum

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Clima e terreno

maggiociondolo alpino allevato a arco Il Maggiociondolo alpino è presente in tutte le regioni tranne Puglia, Sicilia e Sardegna. In Lazio la sua presenza è incerta. E’ una pianta rara sugli Appennini, che vegeta su qualunque substrato da 500 a 1800-2000 m sul livello del mare. Resiste a temperature più basse del comune Maggiociondolo, predilige boschi freschi e umidi della zona montana, e si accompagna sovente al Faggio. E’ una specie eliofila, che però in climi molto caldi è bene esporre in mezzombra. La media annua di precipitazioni richieste dalla pianta non deve essere inferiore a 800/900 mm.

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Impianto e tecniche di coltivazione

Il Maggiociondolo alpino è una pianta frugale, che vegeta con successo anche lungo canaloni percorsi da valanghe. In questo è aiutato dalla sua forte capacità pollonifera, e di conseguenza viene utilizzato per rinsaldare scarpate e pendici franose. La sua presenza arricchisce d’azoto i terreni poveri. Predilige i terreni umidi e freschi, se possibile leggermente calcarei, ma si adatta moltissimo in questo senso. La propagazione avviene per seme in primavera o autunno, le cultivar o gli ibridi invece vengono propagati per talea o innesto (l’innesto viene effettuato nel tardo inverno). Viene a sua volta utilizzato come portainnesto per altre specie di Leguminose. La messa a dimora avviene con semenzali o trapianti indifferentemente, dato che l’apparato radicale non è fittonante. La coltivazione è di norma molto facile. Non è necessaria nemmeno la potatura, salvo in presenza di rami danneggiati o incrociati e quindi antiestetici. I fioristi lo allevano in serra per forzarlo a fiorire alla fine dell’inverno. In giardini di medie o piccole dimensioni risalta bene su uno sfondo scuro e sempreverde di conifere, fatto crescere a ridosso di una parete, oppure usato come tutore vivo per un glicine che fiorisca nello stesso periodo. Può essere allevato ad arco per creare pergolati o viali coperti, oppure in contenitore, soprattutto nella varietà “Pendula” di dimensioni più contenute.


Malattie e parassiti

Tra le malattie del Maggiociondolo, che resta una pianta comunque molto resistente, segnaliamo la virosi del mosaico, con le foglie che presentano macchie clorotiche, seguite dalla comparsa di bande giallastre sulle nervature, e la muffa bianca. Alcuni esemplari vengono colpiti da marciume radicale soprattutto in terreni troppo umidi. Nonostante sia una pianta velenosa può essere attaccata dai parassiti tra cui gli afidi, e ci sono larve di lepidotteri, tra cui la Phalera bucephala, che possono cibarsi delle sue foglie.


Caratteristiche del legno

Il legno, che ha un odore di legume molto spiccato, è duro, resistente. Viene usato per creare palizzate in montagna, o per lavori al tornio o in ebanisteria, e per l’intarsio. Il legno delle piante vecchie è il più pregiato e viene detto “falso ebano” a causa del colore scuro e delle sue caratteristiche.


Maggiociondolo alpino: Varietà

Segnaliamo Laburnum alpinum “Pendulum” a portamento piangente, alto solo 2 m e largo altrettanto, adatto a piccoli giardini, e il popolare Laburnum anagyroides vossii, l’ibrido tra il Maggiociondolo alpino e il Maggiociondolo, che ha i racemi lunghi quanto quelli di L. alpinum ma con la densità di fiori del L. anagyroides, molto ornamentali.



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