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Graminacee ornamentali in inverno: quali lasciare in piedi

Aggiornato il 05 novembre 20264 capitoli
Perché conviene non tagliare le graminacee in autunno

Perché conviene non tagliare le graminacee in autunno

Quando a fine autunno la bordura si spoglia, viene spontaneo ripulire tutto e tagliare anche le graminacee ornamentali. In inverno, però, proprio queste piante danno ancora qualcosa al giardino: i culmi secchi e le infiorescenze, spighe o pannocchie a seconda della specie, restano in piedi, catturano la luce bassa del mattino e si muovono al vento quando tutto il resto è fermo. Con la brina o una leggera nevicata il disegno della bordura resta leggibile, mentre un'aiuola rasata a zero appare come una distesa di terra nuda fino a marzo. C'è poi una ragione che riguarda la pianta stessa. Le foglie secche lasciate sul ciuffo proteggono la corona, cioè la base da cui ripartirà la vegetazione, dalle gelate più intense e dall'acqua che ristagna, riducendo il rischio di marciumi nelle specie più sensibili al freddo umido. I ciuffi asciutti offrono inoltre rifugio a insetti e piccoli animali che svernano in giardino. Lasciarle in piedi non è trascuratezza: è una scelta di gestione che ti risparmia lavoro in autunno e protegge le piante.

Le specie da lasciare in piedi: miscanto, calamagrostide e panico

Le candidate migliori a restare in piedi sono le graminacee decidue a portamento eretto, quelle che in autunno seccano ma mantengono culmi rigidi. Il miscanto, Miscanthus sinensis, è il caso più evidente: le pannocchie argentate reggono per tutto l'inverno e i fusti alti fanno da quinta nella bordura. Tieni presente che in alcune zone si autosemina con facilità, quindi controlla le plantule in primavera. La calamagrostide, in particolare la varietà 'Karl Foerster' di Calamagrostis × acutiflora, ha un portamento verticale molto definito e forma cespi che non si allargano dove non vuoi; le spighe strette restano dritte anche dopo la pioggia e danno ritmo a un'aiuola piatta. Regge bene anche il panico, Panicum virgatum, mentre i pennisetum più rustici con la neve pesante tendono a piegarsi. In generale, se a dicembre la pianta è ancora dritta e pulita, lasciala; se si è afflosciata per il peso dell'acqua o del gelo, puoi anticipare la pulizia senza danni. Le graminacee molto alte in posizione esposta al vento possono essere legate con uno spago morbido a metà altezza: il ciuffo resta raccolto e non si sparpaglia sulle piante vicine.

Quali graminacee ripulire o pettinare invece di tagliare

Non tutte le graminacee hanno la stessa gestione invernale. Le specie sempreverdi o semisempreverdi, come la festuca azzurra (Festuca glauca), la stipa (Stipa tenuissima, oggi spesso indicata come Nassella tenuissima) e molte Carex, che non sono graminacee in senso stretto ma si gestiscono allo stesso modo, non vanno tagliate a fine inverno come le decidue: un taglio drastico le indebolisce e le lascia con un ciuffo spelacchiato per mesi. Per queste basta una pulizia: a fine inverno passa le dita o un piccolo rastrello a mano tra le foglie, come se le pettinassi, per togliere le parti secche senza intaccare quelle verdi. Se un cespo di festuca è morto al centro, è il segnale che va diviso e ripiantato, non tagliato. Ci sono poi graminacee decidue che d'inverno non reggono: con le piogge prolungate si afflosciano, i culmi marciscono alla base e il ciuffo diventa una massa scomposta. In questi casi non ha senso aspettare: taglia a fine autunno o appena noti il cedimento, perché una massa bagnata appoggiata alla corona trattiene umidità e favorisce i marciumi. Lo stesso vale se durante la stagione hai notato malattie fungine sul fogliame: togli il secco e non lasciarlo in giardino.

Quando e come fare il taglio di fine inverno

Per le decidue lasciate in piedi, il momento del taglio arriva a fine inverno, tra febbraio e marzo a seconda del clima, e comunque prima che spunti la nuova vegetazione: se aspetti troppo rischi di accorciare anche i germogli giovani. Lega il ciuffo con uno spago prima di intervenire, così i culmi restano uniti e li porti via con un gesto solo; poi taglia a circa 10-15 centimetri da terra con cesoie ben affilate o, per i cespi più grandi, con un tagliasiepi. Indossa i guanti, perché le foglie di miscanto e di altre specie hanno margini taglienti. Il taglio è anche l'occasione per controllare lo stato del cespo. Se il centro è vuoto o la pianta ha perso vigore, è il momento della divisione, da ripetere in genere ogni tre-cinque anni per le specie alte: estrai la zolla, separala con una vanga in porzioni con radici sane e ripianta solo le parti esterne, più giovani. Evita di concimare con abbondanza in primavera, perché l'eccesso di azoto produce fusti deboli che l'inverno seguente non reggono il peso di pioggia e neve. Il materiale secco, se sano, può finire nel compost o sminuzzato come pacciamatura.

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