Generalità
Il chinotto appartiene alla famiglia delle Rutacee, al genere Citrus ed alla specie myrtifolia. È un piccolo albero a lenta crescita, alto fino a 3 m, con rami fitti, compatti e privi di spine; le radici sono fittonanti e si sviluppano in profondità. Le foglie sono sempreverdi, piccole, strette, coriacee, ellittiche, appuntite e di color verde scuro; ricordano quelle del salice o del mirto. I fiori sono piccoli, bianchi, riuniti in gruppi alle estremità dei rami, oppure solitari inseriti sul ramo all’ascella della foglia. Questo particolare rende la pianta molto piacevole a vedersi, per cui viene spesso coltivata in vaso come pianta ornamentale. I frutti sono delle piccole bacche, dette anche esperidi, riunite in grappoli, aventi le dimensioni di una grossa albicocca, sferiche ma schiacciate alle due estremità, con una buccia liscia, sottilissima, profumata e di color arancione a maturazione. La polpa è costituita da 8-10 spicchi, contiene un succo amaro ed acido e può essere apirene o contenere pochi piccoli semi. Gli esperidi possono restare a lungo sulla pianta prima di essere raccolti; sembra che i frutti del chinotto possano rimanere sul ramo fino a due anni.
Clima e terreno
Il chinotto preferisce i climi temperati caldi e subtropicali; è sensibile ai freddi invernali e alle escursioni termiche troppo elevate. Le temperature ottimali per lo sviluppo vegetativo e riproduttivo variano da 22 a 32 °C, mentre al di sotto dello zero la pianta rischia di morire. L’albero teme i forti venti, per cui in zone soggette a questi fenomeni è necessario adottare delle barriere frangivento; viene esposto in ambienti molto soleggiati. Il chinotto predilige i terreni sciolti, di medio impasto, fertili, profondi, ben drenati e con un buon contenuto di sostanza organica, mentre rifugge i suoli troppo argillosi e compatti in quanto risulta sensibile all’asfissia radicale. È una specie originaria della Cina meridionale, ma è coltivata prevalentemente in Italia nella riviera ligure e nelle prime colline litoranee in provincia di Savona; in minor misura è presente in Calabria, Toscana, Sicilia e nella costa azzurra francese.
Portainnesti
Questa pianta si propaga per innesto; i portainnesti più impiegati sono l'arancio amaro e il trifogliato. Il primo è in grado di adattarsi a terreni limosi, argillosi ma ben drenati e moderatamente calcarei, mentre rifugge quelli troppo compatti. L’arancio trifogliato teme i suoli calcarei, però vegeta bene su quelli umidi e compatti; rispetto all’arancio amaro resiste meglio al freddo e ai parassiti e induce una minore vigoria alla cultivar innestata su di esso.
Tecniche di coltivazione
La lavorazione profonda del terreno è preceduta da una concimazione di fondo a base di letame maturo. La forma di allevamento adottata è il globo a chioma piena, con le branche inserite sul fusto a 40-50 cm da terra. Questo sistema facilita le cure colturali come potatura e raccolta, protegge la pianta dall’elevata insolazione e dai venti forti, ostacola la crescita delle erbe infestanti intorno all’albero grazie all’ombreggiamento e favorisce una rapida entrata in produzione in quanto necessita di poche operazioni di potatura in fase d’allevamento. L’entrata in produzione dell’albero avviene al 4°-5° anno dalla messa a dimora. La potatura si effettua ogni anno, in primavera, è piuttosto energica e consiste nell’eliminazione dei rametti affastellati in modo da lasciare quelli ben distanziati per favorire un buon arieggiamento della chioma, dei succhioni, dei rami secchi e malati. La concimazione viene eseguita durante l’inverno col letame maturo. Il periodo estivo è caratterizzato da poche precipitazioni, per cui bisogna intervenire con l’irrigazione.
Raccolta ed utilizzo
La raccolta dei frutti è scalare: da metà settembre a tutto dicembre, cogliendo un terzo di frutti verdi e due terzi di frutti gialli ed aranciati. In media una pianta può dare, nel periodo medio di produttività, 400-500 frutti di dimensioni e grado di maturazione diversi. Commercialmente i frutti si classificano in regolari (da 18 g in su), medi (9-17 g), piccoli (meno di 9 g). L’impiego principale dei piccoli esperidi amari è per la preparazione della bevanda conosciuta come chinotto. Altri utilizzi consistono nella preparazione di canditi, liquori, marmellate e mostarde.
Parassiti
Il chinotto è una pianta soggetta ad attacchi di parassiti. Tra i funghi, il più pericoloso è il mal secco, che provoca l’occlusione dei vasi interrompendo il trasporto della linfa; per cui è consigliabile proteggere le piante dalle avversità meteoriche come la grandine, eliminare i rami infetti ed eseguire trattamenti preventivi con fungicidi a base di rame. Tra i parassiti animali si ricordano le cocciniglie, la tignola della zagara e l’acaro ragnetto rosso: in questi casi, al superamento delle soglie di intervento, si possono effettuare trattamenti chimici, tenendo conto della presenza degli insetti utili.
Domande frequenti
-
Quali sono le condizioni ideali di clima e temperatura per coltivare il chinotto?Il chinotto prospera nei climi temperati caldi e subtropicali, richiedendo esposizioni molto soleggiate e riparate dai venti forti. Le temperature ottimali per la sua crescita vegetativa e riproduttiva oscillano tra i 22 e i 32 °C. È fondamentale proteggerlo dal gelo: temperature inferiori allo zero possono causare la morte della pianta. Pertanto, nelle zone dove gli inverni sono rigidi o con forti escursioni termiche, è necessario installare barriere frangivento o considerare la coltivazione in vaso da proteggere durante le ondate di freddo intenso.
-
Come si effettua la potatura del chinotto e quando va fatta?La potatura del chinotto si esegue annualmente in primavera ed è generalmente energica. L'obiettivo principale è mantenere la forma a globo a chioma piena, eliminando i succhioni, i rami secchi, quelli malati e i rametti affastellati. Questa operazione è cruciale per garantire un corretto arieggiamento interno della chioma, prevenendo così malattie fungine e favorendo la penetrazione della luce solare sui frutti. Una potatura ben eseguita riduce anche le operazioni necessarie in fase di allevamento e facilita sia la cura della pianta che la successiva raccolta dei frutti.
-
Quanto tempo ci vuole perché il chinotto inizi a produrre frutti?L'ingresso in produzione del chinotto avviene generalmente al quarto o quinto anno dalla messa a dimora. La scelta della forma di allevamento a globo a chioma piena, con branche inserite a 40-50 cm da terra, contribuisce a questa rapidità. Questo sistema non solo agevola le operazioni colturali, ma protegge la pianta dall'eccessiva insolazione e dai venti, ostacolando inoltre la crescita delle infestanti grazie all'ombreggiamento naturale. Una gestione corretta fin dalle fasi iniziali permette quindi di ottenere una produzione regolare e abbondante nel breve-medio termine.
-
Quali sono i principali nemici e malattie del chinotto?Il chinotto è soggetto ad attacchi di patogeni e parassiti specifici. La malattia fungina più pericolosa è il 'mal secco', che occlude i vasi linfatici causando la morte dei rami; per prevenirlo è essenziale rimuovere i rami infetti ed eseguire trattamenti preventivi con fungicidi rameici, proteggendo la pianta anche dalla grandine. Tra i parassiti animali, le minacce principali includono cocciniglie, la tignola della zagara e l'acaro ragnetto rosso. In caso di superamento delle soglie di danno economico, si possono applicare trattamenti chimici specifici, rispettando sempre la presenza di insetti utili per l'equilibrio ecologico.
-
Quando e come si raccolgono i frutti del chinotto?La raccolta del chinotto è scalare e si protrae da metà settembre a tutto dicembre. Si consiglia di raccogliere un terzo dei frutti ancora verdi e due terzi già gialli o aranciati, poiché i frutti possono rimanere sulla pianta fino a due anni senza deteriorarsi. Una pianta adulta produce mediamente tra 400 e 500 frutti. Commercialmente, i frutti vengono classificati in base al peso: regolari (sopra i 18g), medi (9-17g) e piccoli (sotto i 9g). Questa lunga permanenza sui rami permette di scegliere il momento ottimale per la raccolta in base all'utilizzo finale del frutto.


