Alluminio, teak, polirattan o ferro: quale struttura regge all'aperto
La prima scelta da fare per un divano da giardino riguarda il materiale della struttura, perché da lì dipendono la durata e il tipo di cura che dovrai dedicargli. L'alluminio è leggero, non arrugginisce e si pulisce con poco: se lo sposti spesso o vivi vicino al mare, dove l'aria salmastra mette alla prova i metalli, è la scelta più tranquilla. Il teak è un legno ricco di oli naturali che resiste bene all'umidità; lasciato al naturale prende col tempo una patina grigio argento, mentre se preferisci conservare il colore caldo originario devi trattarlo con un olio specifico a inizio stagione. Il polirattan, cioè l'intreccio in fibra sintetica su telaio in alluminio, ha l'aspetto del rattan naturale ma sopporta pioggia e sole senza sfibrarsi, purché la fibra sia dichiarata resistente ai raggi UV. Se ti piace il ferro battuto, verifica che sia zincato o verniciato a polvere, altrimenti la ruggine compare alla prima stagione di pioggia. L'acciaio inox è robusto e adatto a un giardino dal disegno moderno, ma pesa parecchio e in ambiente marino può macchiarsi se la lega non è di qualità adeguata. Con una struttura pensata per l'esterno puoi lasciare il divano fuori per tutta la bella stagione senza doverlo riparare a ogni acquazzone.
Misure, passaggi e accesso al giardino: quanto spazio serve davvero
Stabilito il materiale, passa alle misure, che vanno prese sul posto e non a occhio. Segna a terra con del nastro l'ingombro del divano da giardino che hai in mente: un tre posti da esterno è largo in genere circa 180-220 centimetri e profondo circa 80-95, più di un divano da interno perché le sedute sono più generose. Lascia circa 40-50 centimetri tra la seduta e il tavolino, quanto basta per allungare la mano e passare senza urtare, e almeno 70-80 centimetri per i passaggi principali. Se il giardino è piccolo, un due posti con una poltrona affiancata dà più flessibilità di un tre posti che blocca il percorso. Pensa poi a come lo userai. Se ricevi spesso amici, i modelli componibili, formati da sedute singole, angoli e pouf, si riorganizzano in base alle occasioni, mentre l'angolare fisso sfrutta bene un lato del terrazzo o l'incrocio di due muri. Controlla che le proporzioni siano coerenti con tavolo, ombrellone e fioriere già presenti, così l'insieme resta ordinato. Verifica infine il percorso di consegna: un divano monoblocco deve passare da cancello, scale o portafinestra, e se l'accesso è stretto conviene orientarsi su un modello che arriva smontato o in moduli.
Cuscini da esterno: schiuma drenante, tessuti tinti in massa e fodere lavabili
Il comfort di un divano da esterno dipende quasi tutto dai cuscini, ed è qui che si vedono le differenze di prezzo. L'imbottitura migliore per stare fuori è la schiuma a cellule aperte, spesso chiamata schiuma drenante: lascia passare l'acqua invece di trattenerla e si asciuga in fretta, così eviti l'odore di umido e la muffa. In alternativa cerca almeno un poliuretano ad alta densità, che mantiene la forma e non si schiaccia dopo un'estate. Per il rivestimento preferisci l'acrilico tinto in massa o il poliestere da esterno con trattamento contro i raggi UV: il colore è nel filo stesso e non solo in superficie, quindi resiste al sole molto più a lungo di un cotone qualsiasi. Controlla che le fodere abbiano la cerniera e siano sfoderabili, perché un cuscino che non puoi lavare dura una stagione. Chiedi se anche il cuscino di seduta ha un fondo in rete o in tessuto traspirante, che accelera l'asciugatura. Valuta lo spessore dello schienale e la presenza di cuscini lombari se pensi di restare seduto a lungo: sono i dettagli che rendono il divano da giardino davvero comodo, non solo bello da vedere.
Pulizia in stagione e riparo in inverno per farlo durare
Una volta scelto bene, il divano da giardino chiede poche attenzioni, ma costanti. Durante la stagione pulisci struttura e cuscini con acqua tiepida e sapone neutro, evitando candeggina, solventi e idropulitrice, che rovinano fibre e finiture. Sul polirattan usa una spazzola morbida per togliere polvere e pollini dall'intreccio; sul legno, quando il colore comincia a spegnersi, passa un olio per teak dopo una leggera pulizia. Ogni tanto controlla viti e giunzioni e stringile se hanno preso gioco, soprattutto sui modelli componibili che vengono spostati spesso. Con l'arrivo dell'autunno riporta i cuscini in un locale asciutto e ventilato, mai chiusi in sacchi di plastica dove l'umidità residua crea muffa. La struttura può restare fuori coperta con un telo traspirante, fissato bene perché il vento non lo strappi e perché l'acqua non ristagni nelle pieghe; se hai un garage o una veranda, tanto meglio. A primavera ti basterà una passata d'acqua e i cuscini tornano al loro posto senza sorprese.





