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Melo cotogno

Aggiornato il 01 settembre 20144 capitoli4 domande frequenti
Melo cotogno (Cydonia Oblonga)

Il melo cotogno: un frutto dimenticato

Fino agli anni '60 non esisteva podere, fattoria od orto che non annoverasse tra gli alberi da frutto il melo cotogno. Oggi, non è più così, anzi è sempre più raro riuscire a vedere in autunno, nella campagna, il colore giallo acceso dei suoi frutti. Infatti questa varietà è stata soppiantata da altri alberi che producono frutti più dolci al palato: varietà di mele e pere. Per questo motivo è una specie vegetale non coltivata per la catena della grande distribuzione: in tutta Italia si stima che la produzione di mele cotogne ammonti ad appena 600 tonnellate. Il frutto crudo infatti risulta molto aspro e astringente, tuttavia, una volta cotto sviluppa un aroma e un gusto piacevole ed intenso, perciò è una delle piante che viene coltivata da più tempo dall'uomo ed infatti abbondano ricette regionali, dolci e perfino sidri che si basano su questo ingrediente. Fonte: 3.bp.blogspot.com

Antichità: le origini leggendarie

Come abbiamo detto il melo cotogno è uno degli alberi da frutto che viene coltivato da più tempo dall'uomo. Originario del Caucaso veniva coltivato a Babilonia e Creta più di 4000 anni fa; infatti prende il proprio nome latino, Cydonia Oblonga, da un piccolo paese nell'isola di Creta: Cedonia. Dai greci era considerato frutto sacro ad Afrodite e simbolo di fecondità. Durante i festeggiamenti di nozze gli sposi ne mangiavano in grandi quantità per propiziarsi una prole numerosa. Curiosità: questa usanza venne imposta come legge ad Atene sotto il governo di Solone. Anche i romani apprezzavano moltissimo questo frutto; lo utilizzavano come deodorante, rinfrescante per l'alito e profumo. Fino agli anni sessanta nelle case di campagna, accanto alla lavanda veniva usata una mela cotogna per mantenere profumati armadi e cassetti nei quali venivano poi riposti vestiti e biancheria.Fonte: ferrebeekeeper.files.wordpress.com

Proprietà dell'albero e del frutto

Il melo cotogno fa parte della grande famiglia delle rosacee, famiglia che comprende il melo, il ciliegio, l'albicocco e molti altri alberi da frutto. A seconda della forma dei frutti prodotti, forma sferica oppure oblunga, si fa riferimento all'albero come, rispettivamente, melo o pero cotogno. E' un albero che sopporta molto bene gli inverni rigidi e la siccità estiva, perciò il suo areale di diffusione è molto esteso, e per la sua robustezza spesso viene usato come albero da innesto per varietà più delicate come peri e meli. Al termine della sua crescita è un albero dalle dimensioni contenute, tra i cinque e gli otto metri d'altezza, fiorisce nel periodo primaverile con fiori bianco-rosacei. Il frutto risulta coperto da una fitta peluria che serve a proteggerlo dai parassiti, peluria che perde nel momento in cui arriva a piena maturazione. La stessa consistenza della polpa, molto dura e legnosa, scoraggia gli insetti dal cibarsene. Il frutto è ricco di pectine, vitamine (A, C, B1, B2) e di sali minerali come calcio, magnesio, potassio e fosforo. Le catene degli zuccheri sono particolarmente lunghe, per questo il sapore risulta poco dolce e leggermente acre.Fonte: lindamziedrich.files.wordpress.com

Marmellata, cotognata e ... antirughe.

La ricchezza in pectine del frutto lo rende ideale per la preparazione di marmellate e conserve. Può essere utilizzato come addensante naturale per la loro preparazione. Non è un caso che la parola marmellata derivi dal termine portoghese 'marmelo' che è il nome del melo cotogno in lingua lusitana. La diffusione e la lunga storia di questo albero hanno fatto si che numerose ricette regionali si avvalgano della mela cotogna come ingrediente base. La cotognata è probabilmente la ricetta più conosciuta, tipica del lodigiano e della parte orientale della Sicilia: è un dolce compatto fatto da mele cotogne, acqua e zucchero. Importanti doti fitoterapiche e cosmetiche sono riconosciute a questa pianta. L'involucro dei semi svolge un'azione lenitiva e combatte la disidratazione e la comparsa delle rughe. Mentre il frutto in sé è molto utile per l'intestino e per l'apparato digerente.Fonte: media.uccdn.com

Domande frequenti

  • Perché la mela cotogna ha un sapore così aspro e astringente quando è cruda?
    Il sapore intenso e poco dolce della mela cotogna cruda è dovuto alla presenza di catene di zuccheri particolarmente lunghe. Inoltre, la polpa è molto dura e legnosa, mentre il frutto è ricoperto da una fitta peluria protettiva. Nonostante queste caratteristiche che scoraggiano il consumo immediato, la cottura trasforma completamente il profilo aromatico, sviluppando un gusto piacevole, intenso e adatto a marmellate, cotognate e sidri.
  • Quali sono le proprietà nutrizionali principali del frutto di melo cotogno?
    La mela cotogna è ricca di pectine, fondamentali per la preparazione di confetture naturali, oltre a contenere vitamine A, C, B1 e B2. Sono inoltre presenti sali minerali essenziali come calcio, magnesio, potassio e fosforo. Dal punto di vista digestivo, il frutto è molto utile per l'intestino e l'apparato digerente, sfruttando le sue proprietà addensanti e lenitive naturali.
  • Come si utilizza il melo cotogno in ambito cosmetico e fitoterapico?
    Nella fitoterapia e nella cosmesi, i semi del melo cotogno rivestono un ruolo importante. L'involucro dei semi svolge un'azione lenitiva, aiutando a combattere la disidratazione della pelle e contrastando la comparsa delle rughe. Storicamente, anche i Romani apprezzavano il frutto come deodorante e rinfrescante per l'alito, confermando il suo valore benefico per la cura personale sin dall'antichità.
  • È facile coltivare il melo cotogno nel proprio giardino?
    Sì, il melo cotogno è un albero molto robusto e adattabile. Sopporta bene sia gli inverni rigidi sia la siccità estiva, il che amplia notevolmente il suo areale di coltivazione. Raggiunge dimensioni contenute, tra i 5 e gli 8 metri, e fiorisce in primavera con graziosi fiori bianco-rosacei. Grazie alla sua resistenza, viene spesso utilizzato anche come portainnesto per varietà più delicate di meli e peri.

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