Cos'è la dormienza e quale segnale la mette in moto
La dormienza delle piante è lo stato in cui un vegetale, o un seme, sospende la crescita anche quando le condizioni intorno sembrerebbero permetterla: è una pausa programmata, non una semplice reazione al gelo. I botanici distinguono infatti il riposo imposto dal freddo, che termina appena torna il tepore, dalla dormienza profonda, che la pianta mantiene per un periodo definito e che una giornata mite di novembre non riesce a interrompere. Senza questa sicurezza, ogni autunno piovoso e tiepido farebbe germogliare semi e gemme che la prima gelata distruggerebbe. Il segnale che avvia tutto non è tanto la temperatura quanto la lunghezza del giorno, il cosiddetto fotoperiodo. Le foglie percepiscono le ore di luce che si riducono dopo l'estate e trasmettono l'informazione attraverso gli ormoni: cresce l'acido abscissico, che frena lo sviluppo, mentre calano le sostanze che lo promuovono. Il freddo delle notti autunnali rafforza poi il messaggio e lo rende definitivo. Se osservi un albero caducifoglie, noterai che ingiallisce negli stessi giorni ogni anno, con uno scarto minimo: è il fotoperiodo che detta i tempi, ed è anche il motivo per cui gli esemplari vicini ai lampioni perdono le foglie più tardi.
Foglie, gemme e cellule: cosa cambia nei tessuti
Una volta ricevuto il segnale, la pianta entra nella fase di preparazione alla dormienza e comincia a smontare ciò che non le servirà in inverno. Prima del distacco, le foglie vengono svuotate: la clorofilla si degrada e lascia emergere i pigmenti gialli e arancioni, mentre azoto, fosforo e zuccheri vengono richiamati nei rami e nel tronco, dove resteranno in riserva fino alla primavera. Alla base del picciolo si forma uno strato di cellule di abscissione che recide i collegamenti e sigilla il punto di distacco con una cicatrice protettiva, così il legno non resta esposto a funghi e disidratazione. Nel frattempo le gemme, già formate in estate, si chiudono dentro le perule, piccole squame indurite e spesso resinose che fanno da cappotto al tessuto tenero. Dentro le cellule accade il lavoro più importante: la concentrazione di zuccheri e di alcune proteine aumenta, l'acqua libera diminuisce e il contenuto cellulare diventa più denso, quindi più difficile da congelare. Questo processo si chiama acclimatazione e richiede settimane di freddo graduale: una pianta che passa in pochi giorni dal caldo a una gelata severa non ha il tempo di prepararsi e riporta danni che un inverno regolare non le avrebbe causato.
Il fabbisogno di freddo: perché un inverno mite è un problema
Il freddo non è soltanto un ostacolo da superare: per molte specie di clima temperato è una condizione indispensabile per uscire bene dalla dormienza. Agronomi e vivaisti misurano questo bisogno in unità di freddo, cioè ore trascorse al di sotto di circa 7 °C durante il riposo. Solo quando il conteggio raggiunge la soglia tipica della specie le gemme tornano reattive e rispondono al tepore primaverile con una fioritura compatta e abbondante. I fruttiferi ne sono l'esempio più studiato: il fabbisogno cambia molto da una specie all'altra e anche tra varietà della stessa specie, ed è per questo che conviene scegliere varietà adatte al proprio clima. Se l'inverno è troppo mite e la soglia non viene raggiunta, la pianta germoglia comunque, ma in modo stentato e scalare, con fioriture irregolari e frutti pochi. Lo stesso meccanismo vale per i semi di molte specie, che hanno bisogno di un periodo umido e freddo, chiamato stratificazione, prima di poter germinare: è la ragione per cui la semina autunnale in piena terra funziona così bene per molte perenni e per i noccioli dei fruttiferi. Nei climi mediterranei esistono poi dormienze innescate dalla siccità estiva anziché dal gelo, come quella dei bulbi che riposano asciutti da giugno a settembre.
Come accompagnare il riposo senza ostacolarlo
Conoscere questi meccanismi ti aiuta a non ostacolarli. Dalla fine dell'estate sospendi le concimazioni ricche di azoto, perché spingerebbero la pianta a produrre getti teneri che il gelo brucerebbe prima che abbiano il tempo di lignificare; se vuoi dare qualcosa, scegli un apporto di potassio, che favorisce la maturazione dei tessuti. Riduci gradualmente le irrigazioni, senza però lasciare il terreno del tutto asciutto prima delle gelate, e aspetta che le foglie siano cadute per potare le caducifoglie, così da non interrompere il recupero delle riserve. Resisti infine alla tentazione di proteggere troppo: un arbusto rustico o un piccolo fruttifero in vaso che passa l'inverno in un locale riscaldato non accumula le sue unità di freddo e fiorirà male. Meglio un angolo riparato dal vento, una pacciamatura di foglie o corteccia sulle radici e, se occorre, un telo traspirante soltanto nelle notti più rigide. Rispettare la dormienza delle piante significa in pratica lavorare meno in autunno e vedere, in primavera, una ripresa più vigorosa.





