Comportamenti straordinari
Nonostante la natura sia straordinaria, troppo spesso l’uomo si limita a volerla sfruttare per le sue comodità e necessità, a volerla controllare sempre per ottenere ciò che gli pare, a volerla dominare quando secondo lei essa “si oppone” a quanto lui desidera. Ciò che in realtà dovremmo capire è quanto la natura sia forte, potente, sbalorditiva: essa non è la pianta in giardino o l’insetto che vola di fiore in fiore, la natura è tutto quel che ci circonda, noi siamo frutti della potenza della natura, non abbiamo creato un bel nulla. Certo, è pur vero che siamo tra gli organismi più sviluppati ed evoluti, ma ciò non ci autorizza né a sottomettere le altre specie e né a distruggere quanto ci circonda. Se proprio non riusciamo a convincerci allora dobbiamo pensare a quanti organismi meravigliosi ci sono in natura: essa è ricca di dimostrazioni di adattamenti che nemmeno la nostra fantasia avrebbe potuto concepire, di evoluzioni che sfidano le leggi della probabilità ma che sono avvenute ed hanno portato alcuni esemplari di specie preistoriche a vivere fino ai giorni nostri (in altri articoli abbiamo parlato ad esempio della cycas, una pianta “fossile vivente”). Ogni organismo vive e “si comporta” meravigliosamente, perché vive in natura.
Piante acquatiche
Le piante in natura sono tantissime e riescono a vivere in tanti modi, mondi e climi diversi; ogni scienziato botanico sa che non si potrebbe nemmeno sperare di conoscere tutte le specie presenti al mondo, perché negli angoli più remoti del nostro pianeta ci sono specie ancora non conosciute che vivono coi loro grandi segreti genetici. Una delle evoluzioni più straordinario è l’adattamento che alcune piante hanno avuto per diventare “acquatiche”: basti pensare ad una normale pianta che ha si bisogno di acqua per assumere le sostanze nutrienti con cui sopravvive, ma che comunque si circonda di aria, terra, altre piante. Un giorno però (secondo molti scienziati, presumibilmente durante un periodo di scioglimento di ghiacciai e quindi di continue alluvioni) delle piante, dovendo “scegliere” tra morire oppure vivere con molta acqua, presero la seconda strada e provarono, secondo i conosciuti meccanismi dell’evoluzione darwiniana, a sviluppare le caratteristiche adatte alla vita “subacquea”. Ed il cambiamento non è da poco: una delle attività più famose delle piante è la fotosintesi clorofilliana, con cui sviluppano ossigeno assorbendo luce solare ed anidride carbonica dall’aria (più altre sostanze di cui necessitano).. ma in acqua come potrebbe farsi? Eppure accade ancora.
Echinodorus tenellus
Bisogna ammettere che sul nostro sito diamo sì molto spazio alle passioni ed agli hobby della nostra epoca, soprattutto a quelli collegati con la natura come il giardinaggio, però mai abbiamo parlato della passione per l’acquario, che è molto diffusa ed è anche interessantissima. Parlando delle piante acquatiche ci avviciniamo chiaramente a questo discorso, in quanto l’allestimento di un acquario non è solo una questione estetica ma anche funzionale, in quanto è il ricreare un habitat perfetto per i pesci ospiti, e quindi le piante non possono di certo mancare. L’echinodorus tenellus è una specie di pianta acquatica che molto viene utilizzata negli acquari di acqua dolce, sia per la sua bellezza ed eleganza e sia per la facilità con cui si coltiva, conseguenza di una certa adattabilità a diverse condizioni. Basti pensare che questo cespuglietto di foglie lunghe in natura si trova sommersa, semi-sommersa (tipicamente in acque così basse che i suoi quindici centimetri di altezza massima usuale riescono ad emergere) o anche completamente emersa, per lo più sulla riva di fiumi, laghi o di altri grossi specchi d’acqua. In effetti la pianta va un po’ “iniziata” alla sommersione, ma vi si adatta facilmente e con le giuste precauzioni garantisce ottimi risultati.
Come trattarla
L’echinodorus tenellus è una specie del gruppo Echinodorus, la più diffusa; essa infatti unisce una eleganza, datale dai filamenti lunghi e di un bellissimo verde acceso, con la facilità di gestione. La sua vita si sviluppa facilmente con acque che possono avere valori caratteristici in range molto ampi: la temperatura non viene nemmeno indicata perché sopporta ogni escursione (per precisione nei confronti dei non esperti di acquari, in essi le escursioni termiche sono “vietate”, in quanto i pesci sono molto esigenti da questo punto di vista), il pH può variare tra 6 e 7,5, il GH tra 4 e 20 gradi mentre il KH (concentrazione di potassio) tra 3 ed 8 gradi. Questa pianta ha una sola richiesta da fare a chi si occupa di essa, ovvero una illuminazione compresa tra i valori di intensità medio-alta ed alta. Questa è l’unica cosa per cui l’echinodorus tenellus non sarebbe consigliato per i neofiti dell’acquario, in quanto una illuminazione intensa richiede conoscenza ed una certa spesa economica che raramente si ritrova in un praticante alle prime armi. Comunque l’illuminazione è davvero fondamentale, perché la pianta se ha cali di illuminazione sotto i 0,6 watt per litro (anche se questa è una misura di corrente su volume dell’acquario) ingiallisce rapidamente e muore.
Domande frequenti
-
Quali sono i parametri ideali dell'acqua per l'Echinodorus tenellus?Questa pianta è molto adattabile e tollita un ampio intervallo di valori idrici. Il pH ideale varia tra 6 e 7,5, risultando flessibile sia per acque leggermente acide che neutre. La durezza generale (GH) può oscillare tra 4 e 20 gradi, mentre la durezza carbonatica (KH) dovrebbe mantenersi tra 3 e 8 gradi. È importante notare che, a differenza dei pesci, questa pianta non soffre di escursioni termiche moderate, rendendola adatta a diverse configurazioni di acquario dolce.
-
Quanta luce serve per far crescere correttamente questa pianta?L'illuminazione è il fattore critico per la salute dell'Echinodorus tenellus. Richiede una luce di intensità medio-alta o alta. Specificamente, l'intensità luminosa deve superare lo 0,6 watt per litro d'acqua. Se l'illuminazione scende al di sotto di questa soglia, la pianta mostra segni di stress immediati, come l'ingiallimento rapido delle foglie, che può portare alla morte della pianta stessa se non si interviene migliorando le condizioni di luce.
-
È adatta per principianti nell'hobby dell'acquariofilia?La risposta dipende dalla preparazione tecnica sull'illuminazione. Sebbene la pianta sia robusta e facile da gestire nelle condizioni generali, la sua elevata richiesta di luce la rende meno consigliata per i neofiti assoluti. Mantenere un'illuminazione sufficiente richiede conoscenze specifiche e investimenti economici per apparecchiature adeguate. Tuttavia, una volta garantita la corretta luminosità, la pianta si adatta bene e non presenta difficoltà particolari nella cura quotidiana.
-
Come si riproduce l'Echinodorus tenellus?La riproduzione avviene principalmente tramite stoloni, ovvero fusti sottili che si sviluppano orizzontalmente dal cespo principale. Da questi stoloni nascono nuove piantine figlie che, una volta radicate nel substrato, possono essere separate o lasciate crescere per creare un effetto 'prato'. In natura e in acquario, la pianta tende a formare densi cespuglietti grazie a questa rapida propagazione vegetativa, coprendo velocemente il fondo dell'acquario.
-
Può crescere fuori dall'acqua o solo sommersa?Sì, l'Echinodorus tenellus è una pianta anfibia. In natura cresce sia sommersa che semi-sommersa, e talvolta completamente emersa sulle rive di fiumi e laghi. In acquario, può essere coltivata totalmente immersa, ma può anche emergere parzialmente se l'acqua è sufficientemente bassa. Questo adattamento le permette di sopravvivere in ambienti variabili, anche se per l'estetica tipica da prato sott'acqua, la coltivazione sommersa è la scelta standard.



