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Per ottenere delle bocche di leone la via più semplice è rappresentata dalla semina. Questa pianta, infatti, produce innumerevoli semi che germogliano con estrema facilità, ed è possibile reperirli ormai ovunque, dai vivai ai supermercati. Se si desidera raccogliere i semi, però, ci si può recare agli inizi dell’autunno in una zona rurale dove si è sicuri che cresca questa pianta. Individuati gli steli senza fiore, bisognerà raccogliere delicatamente i frutti maturi, riconoscibili per la loro forma rotondeggiante e tre singolari fori sull’apice che permettono la fuoriuscita dei semi. Non è sempre facile trovare dei frutti pieni, ma ispezionando varie piante si otterranno risultati soddisfacenti. Una volta ottenuti i semi, bisognerà attendere la fine dell’inverno per piantarli; per avere una ricca fioritura, infatti, si consiglia la semina alla fine di febbraio, in un terriccio a base calcarea e ben drenante da tenere costantemente umido (ma mai fradicio). Per i primi tempi i semi vanno tenuti a dimora con una piccola serra, ma già con l’arrivo dei primi tepori si provvederà a toglierla lasciando che il sole irradi i vasi.
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L’actinidia appartiene alla famiglia delle Actinidiacee ed all’omonimo genere; le specie più importanti sono Actinidia chinensis, quella maggiormente coltivata, e Actinidia arguta, avente frutti picco...
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Una volta che i semi avranno prodotto germogli lunghi una decina di centimetri, è possibile trasferirli in un vaso più grande o direttamente in giardino, avendo cura di distanziarli l’uno dall’altro per evitare che si sovrappongano troppo durante la crescita. Le bocche di leone hanno bisogno della luce diretta del sole e di innaffiature moderate nei periodi estivi; esse infatti resistono molto bene ai periodi di siccità, a patto che non siano troppo prolungati. Temono i ristagni d’acqua che porterebbero rapidamente alla morte gli esemplari, pertanto si consiglia sempre un terreno drenante e soprattutto ricco di humus. Le fioriture abbondanti si verificano tra giugno ed agosto, ed i fiori e le foglie secche vanno eliminate per evitare attacchi batterici e stimolare ulteriormente la pianta a fiorire. Non è necessaria la potatura, se non in piante che tendono a crescere troppo, in questo caso sarà bene tagliare le cime senza fiori mediante un taglio netto.
La somiglianza di questi fiori con il muso degli animali era nota già agli antichi greci e romani: l’epiteto Antirrhinum infatti è composto dai termini grechi "anti", che vuol dire "simile", e "rhin", che significa muso o naso. Grazie alla presenza di iridoidi e glicosidi vari, la bocca di leone è utilizzata fin dall’antichità a scopo terapeutico. Gli infusi delle foglie e dei fiori essiccati infatti risultano efficaci contro le allergie (spesso componente principale nella preparazione degli antistaminici naturali), alcuni disturbi del fegato, dei reni e della vescica e a diverse patologie legate allo stomaco e all’intestino, nonché come lenitivo per le infiammazioni della mucosa orale e dell’esofago. Applicato sulle ferite aiuta la cicatrizzazione dei tessuti, anche in caso di punture di insetto, abrasioni e scottature.
La bocca di leone è una pianta erbacea dalla forma particolare; il suo nome scientifico è Antirrhinum majus, appartiene
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