Mimosa pianta origini e caratteristiche
Il nome botanico della pianta di mimosa è Acacia dealbata: questo termine è nato dal fatto che i nuovi rami della mimosa presentano delle piccole macchie bianche. Le zone di origine di questa pianta sono in Australia e in Tazmania, anche se ormai è coltivata in tutto il mondo: in Europa arrivò nel 1900 e si diffuse subito come pianta ornamentale, grazie alla sua fioritura appariscente e profumatissima. La mimosa è una sempreverde, ha un portamento eretto ad alberello e nelle nostre zone raggiunge massimo i 10 metri d’altezza, mentre nel continente australiano tocca anche i 25 metri. Le foglie sono di un verde acceso, sono molto lunghe e formate da tante foglie più piccole che possono anche essere di colore diverso rispetto ai rami, a seconda della varietà. I bellissimi fiorellini di mimosa si presentano come piccole palline gialle che crescono a grappoli in modo molto abbondante, di solito da gennaio a marzo. La mimosa produce anche dei frutti lunghi massimo 10 centimetri che diventano scuri all’apice della maturazione per poi cadere. Il tronco di questa pianta, infine, è liscio e di un colore verde tendente al grigio.
Mimosa pianta varietà
Non tutti sanno che in realtà la pianta di mimosa esiste in tantissime varietà diverse, ognuna con caratteristiche davvero particolari. La Pudica, ad esempio, è forse tra le più conosciute perché le sue foglie si ritraggono e si ripiegano su loro stesse se vengono toccate; tra le mimose a foglie composte da altre foglioline troviamo la baileyana, con fiori piccolissimi e foglie argentate, la purpurea, che ha le foglie appena nate di un colore rossastro, la gaulois, che è la specie più diffusa come fiore reciso da regalare a mazzi, la mirandole, originaria della Francia e con fioriture meno abbondanti, la virginia, che ha i fiori arancioni e la pendula che ha i rami ricurvi verso il basso. Tra le varietà a foglia unica e intera troviamo la retinoides, che fiorisce di continuo e che in molti paesi viene usata come arredo urbano per decorare i viali, la imperialis e la lisette, simili alla precedente ma con i fiori più grandi, la clair de lune, che ha rami curvi e la cultriformis, che è molto decorativa ma non ha i fiori.
Mimosa pianta coltivazione
La mimosa è una pianta da esterno perché è comunque un alberello e sta molto bene, ad esempio, vicino a un muro, così da ornare e riempire la parete di rami profumati e dal vivace colore giallo. Tuttavia, la mimosa può essere coltivata anche in casa in vaso, anche se non crescerà mai rigogliosa come quando viene posta a dimora a terra. Bisogna sapere che è una pianta che non tollera il freddo, dunque è difficile coltivarla in zone dal clima rigido, perché la temperatura non deve mai essere inferiore ai 15 gradi; le piante giovani temono anche il vento che potrebbe spezzare i sottili rami, dunque all’inizio è consigliabile porre dei sostegni alla base e accanto alla pianta. In ogni caso la mimosa deve stare in una posizione soleggiata; il terreno deve essere acido, ben lavorato e drenato a sufficienza. La moltiplicazione può essere effettuata per seme o per talea, operazioni da effettuare sempre a primavera.
Mimosa pianta cure e manutenzione
La mimosa è una pianta che va concimata a inizio primavera e a inizio autunno: sin dalla messa a dimora, ogni tre anni massimo, al terreno va aggiunto dell’humus o dello stallatico. Per le mimose in vaso invece basta un normale concime liquido, da impiegare ogni due settimane nel periodo che va da maggio a settembre. Le annaffiature vanno effettuate solo ed esclusivamente quando il terriccio è ben asciutto, perché la mimosa soffre molto dei ristagni idrici. Solo in estate l’irrigazione deve essere più costante, ma mai eccessiva. Le piante adulte vanno annaffiate sempre sporadicamente, perché si accontentano dell’acqua delle piogge. Per quanto riguarda la potatura, bisogna farla sempre dopo la fioritura: potarla bene significa favorire lo sviluppo di nuovi germogli e anche conferire alla pianta una forma più elegante e definita. I rami secchi vanno tolti, mentre quelli più lunghi vanno accorciati: nel caso di piante giovani, conviene intervenire con un coltellino o con le mani, perché le cesoie potrebbero danneggiare i rami novelli e sottili, più fragili di quelli di una pianta adulta.
Domande frequenti
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Perché le foglie della Mimosa pudica si chiudono?Le foglie della Mimosa pudica si chiudono rapidamente al contatto fisico come meccanismo di difesa contro erbivori e agenti atmosferici. Questa reazione, chiamata tigmotropismo, è dovuta a variazioni di pressione interna nelle cellule della base delle foglioline (pulvini). Quando stimolate, perdono turgore, causando il ripiegamento immediato. Non indica malattia, ma una risposta fisiologica naturale e salutare della pianta.
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Come si cura la Mimosa in vaso per mantenerla sana?Coltivare la Mimosa in vaso richiede attenzione al drenaggio e alle temperature. Usa un substrato acido e ben drenato per evitare marciumi radicali. Innaffia solo quando il terriccio è completamente asciutto, aumentando leggermente la frequenza in estate ma senza eccedere. Concima ogni due settimane da maggio a settembre con fertilizzante liquido specifico. Proteggi la pianta dal vento forte e porta il vaso in serra fredda o luogo riparato se le temperature scendono sotto i 10-15°C.
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Quando e come potare correttamente la Mimosa?La potatura della Mimosa deve avvenire rigorosamente dopo la fine della fioritura, solitamente in tarda primavera. Elimina i rami secchi, malati o danneggiati. Accorcia i rami troppo lunghi per dare forma alla pianta e favorire la ramificazione. Nelle piante giovani, usa forbici disinfettate o le mani per tagli delicati, evitando cesoie pesanti che potrebbero schiacciare i rami teneri. Una potatura corretta stimola la produzione di nuovi germogli e mantiene la pianta ordinata.
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Qual è la temperatura minima tollerata dalla Mimosa?La Mimosa (Acacia dealbata) teme fortemente il freddo. Le piante giovani e gli esemplari in vaso soffrono significativamente sotto i 15°C. Gli adulti resistenti possono tollerare brevi gelate fino a -5/-7°C se ben acclimatati e protetti, ma il rischio di danni gravi aumenta sotto questi valori. In zone con inverni rigidi, è consigliabile coprire la base con pacciamatura o proteggere la chioma con tessuto non tessuto durante le ondate di gelo intense.





