Quando piantare la lavanda

vedi anche: Lavanda

Informazioni e cenni botanici

Il genere Lavandula annovera piante sempreverdi dal portamento arbustivo comunemente note come lavanda. Si conoscono circa 40 specie, sebbene la più diffusa e coltivata sia la Lavandula angustifolia. È originaria delle regioni mediterranee e in Italia cresce spontanea in molte zone rurali e montane. Il nome comune deriva dal verbo latino lavare, dal momento che in passato la lavanda era principalmente usata per la preparazione di bagni e composti per la pulizia e cura del corpo. Il fusto è singolo, coriaceo, portante ai lati numerose foglie verde scuro lunghe e lanceolate. I fiori sono blu o viola (sebbene vi siano varietà quasi del tutto bianche) e raggruppati in infiorescenze a forma di spiga. Fioriscono in primavera e nelle zone temperate è possibile ammirarne i fiori fino a dicembre. Il frutto è costituito da una piccola capsula coriacea (denominata achenio) al cui interno è rinchiuso un singolo seme.
Campo di lavanda in fiore

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Quando piantare la lavanda

Particolare dei fiori di lavanda I periodi migliori per piantare la lavanda sono l’autunno e la primavera; il primo riguarda le regioni a clima temperato, mentre la primavera è consigliata per le regioni dove il clima è leggermente più rigido. Si possono acquistare piantine già avviate presso vivai specializzati, ma bisogna preparare prima il terreno di coltivazione: esso deve essere ben drenato, quindi è bene applicare un substrato come perlite o vermiculite, ed esposto in luoghi assolati. Resiste tranquillamente a qualunque tipo di temperatura (alcune specie di lavanda tollerano anche temperature sotto i 10 gradi) e ha bisogno di innaffiature sporadiche, poiché non tollera in alcun modo l’umidità (sovente accade che terreni troppo fradici portino marciume radicale). Ogni anno, in marzo-aprile, si possono potare per 2/3 le cime secche, avendo cura di lasciare 4-5 gemme che permetteranno il rinnovo dei germogli in vista della nuova fioritura.

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Semina e riproduzione

Semi di lavandaComunemente venduti nei vivai e negli ipermercati, i semi di lavanda sono di difficile gestione; la loro cuticola esterna li protegge dall’eccessiva umidità e permette loro di superare un intero inverno senza germinare. Spesso, dopo la semina, si pongono i vasi coperti da un telo di plastica in luoghi refrigerati, inducendoli ad una sorta di letargo invernale. Dopo circa un mese e mezzo si espongono i vasi al sole, inumidendo il terreno con acqua non calcarea o per osmosi inversa. Se il processo è andato a buon fine, impiegheranno dai 2 ai 4 mesi per germogliare. Più semplice è la riproduzione per talea, dal momento che i rametti prelevati dalla pianta madre attecchiscono rapidamente. Le talee si piantano in primavera, avendo cura di eliminare le foglie alla base di esse e immergerle in un composto radicante; il terreno dovrà essere ben drenato e per i primi tempi i vasetti vanno esposti ad un foto periodo stabile (almeno 12 ore di luce e 12 di buio). In capo ad un paio di mesi le talee si possono piantare in giardino o trasferirle in un vaso più grande.


Usi e proprietà

Fiori essiccati di lavanda La lavanda è una pianta conosciuta da tempi remoti. Il primo a descriverla fu il medico e botanico Dioscoride Pedanio, nel 50 a.C. circa, che scoprì questa pianta e le sue innumerevoli proprietà sulle isole Stecadi, nella Francia Meridionale. I suoi usi si intensificarono nel medioevo, soprattutto presso le corti e i nobili, che utilizzavano la lavanda per la preparazione di unguenti e detergenti, nonché nel confezionamento dei saponi, ancora oggi molto famosi. Le proprietà benefiche della lavanda sono date principalmente dall’olio essenziale in essa rinchiuso, che ha proprietà emollienti, curative e rilassanti. Gli infusi contro il mal di testa e lo stress si preparano principalmente con i fiori, opportunamente essiccati per diversi mesi. Gli stessi si usano anche per la preparazione di sacchetti profumati; riposti negli armadi ne preservano il contenuto dai cattivi odori e dalle tarme.



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