Mandorlo - Prunus amygdalus

Generalità

Il mandorlo (Amygdalus communis) appartiene alla famiglia delle Rosacee ed alla sottofamiglia delle Pruniodee, o Drupacee; si divide nelle sottospecie amara (mandorlo amaro), sativa (mandorlo dolce con endocarpo duro) e fragilis (mandorlo dolce con endocarpo fragile).

È un albero abbastanza vigoroso, che può raggiungere un’altezza di 8-10 m, con un habitus di crescita variabile ed un tronco tortuoso, con una scorza di colore nerastro. Le radici sono fittonanti, espanse e molto ramificate; per cui il mandorlo è dotato di una buona resistenza alla siccità però, allo stesso tempo, necessita di un franco di coltivazione di almeno 1-1,5 m. Le foglie sono caduche, di una forma ovale allungata, con apice appuntito, bordo dentato e delle ghiandole in posizione basale; le gemme sono tre su ogni nodo, quelle laterali a fiore mentre quella centrale è a legno. I fiori, emessi prima delle foglie, sono ermafroditi, bianchi e sessili; la fioritura avviene a febbraio, quindi il mandorlo risulta molto sensibile alle gelate primaverili. I frutti sono drupe aventi una forma ovale o allungata con esocarpo coriaceo detto mallo ed un endocarpo consistente, forato, che contiene la mandorla, contenente il 30-60% di olio. L’impollinazione è entomofila, operata dalle api ed altri insetti pronubi. Il mandorlo trova come habitat ideale i climi temperato caldi con inverni miti, sebbene in grado di resistere a temperature invernali di -15, -20 °C, e scarsa piovosità, per cui tipici del bacino del Mediterraneo. Le esposizioni a sud, sud est e sud ovest consentono l’illuminazione dell’intera chioma.

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Varietà e portainnesti

Le cultivar di mandorlo hanno un periodo di maturazione compreso tra l’inizio e la fine di settembre; le più importanti, dalle più precoci alle più tardive sono: Fra Giulio grande, Supernova, Tuono, Fascionello, Fellamosa, Pizzuta d’Avola, Ferragnes, Falsa Barese, Filippo Ceo e Genco (le ultime due sono autofertili). La maggior parte delle varietà sono autosterili, per cui necessitano di buone cultivar impollinanti a fioritura contemporanea.

I portainnesti più utilizzati sono il franco, il GF 677 (ibrido pesco-mandorlo) ed il PS A6 (ottenuto dal pesco). Il primo è idoneo alla coltivazione in asciutto e teme i terreni pesanti a rischio di ristagni idrici; si adatta su suoli poveri, sassosi, profondi, siccitosi e molto calcarei. Risulta suscettibile ai parassiti delle radici, quest’ultime si ancorano bene al terreno, è mediamente vigoroso, affine con le cultivar, le quali fruttificano bene se innestate su di esso; la pianta entra in produzione al 6-8° anno.

Il GF 677 si adatta a terreni siccitosi e calcarei, purchè ben drenati; inoltre è molto vigoroso, induce una precoce entrata in produzione (al quinto anno) ed elevata produttività.

Il PS A6 è un portainnesto molto impiegato negli impianti intensivi americani perché induce un minor vigore del GF 677; rispetto ad esso è meno resistente alla siccità e al calcare, induce una fioritura più precoce ed una maturazione anticipata.


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Tecniche di coltivazione

In Italia la coltura del mandorlo è sempre stata destinata alle aree marginali. Per i nuovi impianti di mandorlo la forma di allevamento adottata è il vaso a 4-5 branche, con l’impalcatura ad un'altezza minima di 70 cm da terra per permettere la raccolta meccanica; il sesto d’impianto consigliato è di 6 X 6 m (277 piante ad ettaro).

La maggior parte delle cultivar del mandorlo fruttifica tendenzialmente sui mazzetti di maggio, mentre alcune, tra cui Fascineddu e Texas, producono sia sui rami misti di un anno che sui dardi fioriferi. La potatura invernale è leggera e va effettuata tutti gli anni eliminando i succhioni, i rami secchi e qualche ramo misto.

Tramite la concimazione sono apportati al suolo i principali elementi minerali, fondamentali per lo sviluppo e la produzione delle piante, quali l’azoto, il fosforo ed il potassio. La somministrazione di azoto va frazionata in 2-3 interventi: 30-50 kg/ha dopo la raccolta ed altrettante unità distribuite tra la fioritura e l’accrescimento dei frutti, evitando apporti in prossimità della maturazione. Il fosforo ed il potassio, rispettivamente 20-40 kg/ha e 100-200 kg/ha, generalmente si distribuiscono in autunno, mentre i microelementi possono essere apportati con la fertirrigazione.

Il mandorlo, tra la fioritura e la raccolta, ha un fabbisogno di 150-200 mm di pioggia; l’irrigazione è prevista soltanto in impianti specializzati con utilizzo portainnesti poco resistenti alla siccità, mediante sistemi localizzati a goccia o a spruzzo.


Raccolta

Le mandorle, in base alla loro destinazione, possono essere da tavola fresche o secche e, prevalentemente, da dolceria.

I frutti freschi vengono raccolti in anticipo, quando il mallo è ancora tenero e di gusto gradevole, mentre le mandorle secche si raccolgono prima della completa maturazione, con i frutti che cominciano a cadere ed il mallo, ormai secco, che inizia ad aprirsi. La raccolta avviene nel mese di settembre; in Italia si effettua manualmente facendo cadere i frutti con delle aste (abbacchiatura), mentre negli impianti intensivi spagnoli ed americani viene eseguita meccanicamente con degli scuotitori sulle branche e sul tronco. Le mandorle, una volta raccolte, devono essere separate dal mallo e poste ad asciugare al sole o in essiccatoi.


Mandorlo - Prunus amygdalus: Parassiti

I fitofagi vengono generalmente controllati dagli insetti utili; per favorirne la sopravvivenza è buona prassi tenere il terreno inerbito, in alternativa, impiegare prodotti biologici come il Bacillus thuringiensis. Nell’Italia meridionale bisogna fare attenzione al capnodio (Capnodis tenebrionis), un insetto che danneggia i mandorleti in asciutto scavando gallerie nei tronchi. Per la lotta si impiegano reti a forma di imbuto rovesciato, applicate alla base degli alberi in modo da catturare gli adulti; inoltre, con l’irrigazione, si crea un ambiente sfavorevole al fitofago. Le malattie che si insediano maggiormente sul mandorlo sono i cancri rameali, i marciumi radicali ed il marciume bruno dei fiori e dei frutti.



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