Papaia - Carica papaya

Generalità

La papaia appartiene alla famiglia delle Caricacee, al genere Carica ed alla specie papaya.

È una pianta erbacea, succulenta, a rapido accrescimento, in grado di superare i 20 m d’altezza, avente un unico fusto o caule spinoso, di color grigio-bruno, che diviene fibroso con l’avanzare degli anni; le radici si sviluppano nei primi 30 cm di terreno. Le foglie sono semplici, alterne, grandi, lunghe 40-70 cm e larghe 25-27 cm, con lobi pronunciati, presenti soltanto nella parte terminale del caule e dotate di un lungo picciolo. La papaia è una specie dioica, per cui i fiori maschili e femminili, entrambi gialli chiari, sono su piante diverse; ci possono essere dei soggetti dotati di fiori ermafroditi. I fiori femminili sono solitari o riuniti in piccoli gruppi e ascellari, mentre quelli maschili si inseriscono su lunghi racemi ascellari. Nelle aree tropicali la fioritura avviene pochi mesi dopo la messa a dimora, l’impollinazione è entomofila, operata dagli insetti pronubi. Il frutto è una bacca ovoidale allungata, lunga 10-25 cm e larga 7-15 cm, di colore verde-giallastro che a maturità vira al giallo o al giallo-arancione. La polpa è succosa, spessa, più o meno consistente, di color arancione-rosato ed al centro, in una cavità, contenente moltissimi semi piccoli e neri.

Pianta di papaya

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Clima e terreno

La papaia preferisce i climi tropicali e subtropicali, la temperatura ottimale per la crescita e per la produzione è di 25 °C, se scende sotto i 20 °C la crescita e l’emissione dei fiori (quelli maschili hanno poco polline) rallentano, mentre, se superiore a 30 °C provoca sterilità nei fiori ermafroditi.

I valori termici in prossimità dello zero causano la morte della pianta, i venti sono pericolosi perché le foglie sono grosse, il peso dei frutti è significativo e l’ancoraggio al suolo è debole; inoltre necessita di esposizioni in pieno sole. Nei climi subdesertici i frutti hanno un maggior contenuto zuccherino rispetto a quelli coltivati nelle zone tropicali umide. In fatto di terreno è una pianta piuttosto esigente, predilige suoli sabbiosi e vulcanici dotati di un rapido sgrondo delle acque, ricchi di sostanza organica e subacidi, però si adatta a terreni moderatamente calcarei; i terreni limosi ed argillosi trattengono l’acqua, per cui si possono verificare marciumi alle radici o al colletto. La papaia è originaria dell’America centrale, è molto coltivata in Florida, alle Hawaii, nello Sri Lanka, in India, in Australia, in Brasile ed nel sud est asiatico. Nel bacino del Mediterraneo la sua coltivazione, praticata in serra in Israele, Cipro e Sicilia, non sta fornendo risultati incoraggianti in quanto le temperature scendono spesso sotto i 15-20 °C e si verificano spesso delle anomalie fiorali.


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Varietà

Attualmente si sta lavorando per ottenere cultivar caratterizzate da fiori ermafroditi, permettendo l’autoimpollinazione non ricorrendo più agli impollinatori maschili, da frutti piccoli in quanto hanno un contenuto in zuccheri superiore e sono facilmente commerciabili, da piante di modesta altezza e resistenti, o perlomeno tolleranti al marciume di radici e colletto. Le varietà più importanti a fiori ermafroditi e con frutti aventi un peso inferiore ai 500 g sono Solo, Kapoho Solo e Sunrise.

Tra le cultivar dioiche a frutto più grosso si ricordano Hortus e Honey Gold (che si adattano meglio ai climi più freddi), Maradol, Cartagena, Cera, Semangka e Bangkok. In Camerun sono diffuse le cultivar ad alta resa in lattice, tra cui le principali sono Red Panama, Florida e Andes.


Impianto

La propagazione della papaia avviene principalmente per seme, l’impianto può essere attuato ponendo a dimora le piantine ottenute da fitocelle altrimenti ricorrendo alla semina diretta in campo. In quest’ultimo caso vengono messi anche 20-25 semi per posta, quando le piantine emergono se ne scelgono 4-5 che raggiungeranno la fase della fioritura in modo da verificare se si tratta di piante dioiche o a fiori ermafroditi, per poi lasciarne una. Prima della piantagione si eseguono uno scasso e la concimazione di fondo fino a 50 cm di profondità. I sesti d’impianto più utilizzati sono quelli a file semplici, di 2-2,5 X 2,5 m nel caso di lavorazioni manuali, di 1,8 X 3,5 m con l’impiego di macchine. Alle Hawai si sta diffondendo l’impianto a file binate (con sesti di 1,83 X 1,83-2,14 X 3,36 m), con una densità compresa tra 1500 ed oltre 2000 piante/ha.


Cure colturali

La concimazione in India viene effettuata sin dall’impianto con letame maturo, altrimenti vanno somministrati azoto, fosforo e potassio, frazionandoli in diversi interventi, secondo i rispettivi dosaggi: 100 kg/ha, 10 kg/ha e 110 kg/ha. La papaia per fornire fruttificazioni soddisfacenti necessita di 100 mm d’acqua al mese, negli ambienti tropicali umidi di solito non è necessaria l’irrigazione; va tenuto presente che un eventuale stress idrico, in concomitanza con le alte temperature, provoca un rallentamento della crescita e sterilità dei fiori ermafroditi. La papaia è una specie soggetta ad attacchi dei parassiti, tra quelli vegetali si ricordano il marciume di radici e colletto, l’oidio, l’antracnosi, che danneggia i frutti, e la virosi del mosaico della papaia. I parassiti animali più pericolosi sono gli afidi e gli acari.


Papaia - Carica papaya: Raccolta

Nelle aree in cui la temperatura è elevata durante tutto l’anno i frutti maturano regolarmente dopo 4-5 mesi dalla fioritura, per cui la pianta fruttifica tutto l’anno, mentre nei climi più freddi la maturazione si verifica a 9-11 mesi dall’antesi. Mediamente le produzioni si aggirano intorno alle 50 t/ha, però col tempo si abbassano, per cui gli impianti specializzati durano 3-4 anni. La raccolta può essere manuale o effettuata con l’ausilio di piattaforme. Il grado di maturazione del frutto dipende dalla destinazione, per l’industria il frutto si raccoglie a maturazione completa, mentre per il mercato fresco ad inizio invaiatura, quando la bacca comincia a diventare gialla.



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