Oidio

Oidio

Le piante possono essere attaccate da insetti, virus, batteri e funghi. Questi ultimi, una delle forme di vita più elementari sulla Terra, hanno un comportamento parassitario, cioè vivono nutrendosi delle sostanze prodotte da altri esseri viventi. I funghi monocellulari che possono colpire le piante, sia quelle coltivate, che quelle da giardino, appartengono a tantissime specie. Tra i più temibili troviamo quelli che possono causare una grave malattia alle piante, chiamata oidio o mal bianco. Il nome scientifico della malattia deriva proprio dal fungo, un ascomicete del genere oidium appartenente alla famiglia delle Erysiphaceae, mentre quello comune della stessa patologia, si origina dai sintomi della pianta, che appare ricoperta da chiazze bianche che via via si ingrandiscono formando una specie di patina in grado di ricoprire qualsiasi parte vegetale colpita.
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Caratteristiche

oidio2-1 L’odio è considerato un vero e proprio flagello delle piante ornamentali da giardino e di quelle orticole. Un po’ meno per quelle interne o da appartamento, protette da ambienti con un basso livello di umidità. L’oidio viene provocato, come già detto al precedente paragrafo, da un fungo ascomicete del genere oidium. I funghi di questa specie sono tantissimi, anche se quello che colpisce le piante viene frequentemente identificato con il nome di Erysiphe necator. Al genere oidium appartengono miceti che possono riprodursi sia in via sessuata che in maniera asessuata. I primi vengono anche chiamati ascomiceti perfetti, mentre i secondi sono definiti “imperfetti”. Le modalità di riproduzione del fungo non incidono sui sintomi della malattia, perché entrambe le specie attaccano le piante provocando sempre quella malattia conosciuta come oidio o mal bianco. Le differenze riproduttive dei funghi patogeni non incidono nemmeno sui trattamenti da utilizzare per combatterli. L’unica differenza tra le due specie di ascomiceti è che possono prediligere piante tra loro diverse.

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Piante colpite

oidio3-1L’iodio può manifestarsi in qualsiasi tipo di piante, specie quelle orticole e quelle da giardino. Non vengono colpite dalla malattia le piante da appartamento, che vengono coltivate in condizioni ambientali completamente diverse rispetto all’esterno. Tra le piante da giardino colpite dall’oidio ricordiamo la rosa, l’acero, l’alloro, il lillà, il lauceraso, la pervinca, il biancospino, l’ortensia, il crisantemo, il platano, la begonia, la zinnia, la dalia, l’evonimo, la calendula e la maonia, mentre tra le specie orticole si ricordano lo spinacio, il radicchio, la bietola, la cicoria, l’ indivia, l’ orzo, il frumento, la carota, il sedano, il prezzemolo,il finocchio, il rabarbaro, il grano saraceno, il cardo, il melo, il nocciolo, la quercia,la vite, il pesco, l’ anguria, il melone, le zucche,le zucchine e il cetriolo. Tra gli alberi da frutto, il pero sembra essere il più resistente agli attacchi dell’oidio, lo stesso dicasi per la lattuga coltivata in serra. Probabilmente, la resistenza del pero alla malattia è dovuta alle moderne tecniche di innesto che hanno portato alla produzione di cultivar molto resistenti, mentre per la lattuga in serra è possibile che l’assenza della malattia dipenda dal tipo di ambiente in cui la pianta è coltivata, con temperature e livello di umidità che inibiscono la riproduzione del fungo, o dai trattamenti preventivi a cui sono sottoposte le stesse piante della lattuga.


Cause e modalità di infezione

oidio4-1 Il fungo responsabile dell’oidio si diffonde in condizioni di temperature miti ed elevata umidità. Una volta che il fungo si è riprodotto, può vivere anche in ambienti secchi, come dimostrano anche i rari casi di oidio nelle lattughe coltivate in serra, o a temperature comprese tra dodici e quaranta gradi. Le temperature calde e umide dei nostri climi sono ideali per lo sviluppo dell’oidio, che si diffonde sulle piante tramite le spore trasportate dal vento. L’oidium si lega alle piante tramite le ife, i filamenti che costituiscono proprio la struttura cellulare di questa primitiva forma di vita. Le ife, nei mesi più freddi, restando nascoste nella materia vegetale organica in decomposizione ( foglie, fiori, rami secchi). In primavera, con l’azione del vento, questi filamenti liberano le spore, che vengono trasportate sulle piante, dove si riproducono originando la malattia. Per sopravvivere, i funghi oidium hanno estrema necessità di nutrirsi di materia vegetale, sia nella stagione fredda che in quella dell’infezione. Il rapporto parassitario tra l’oidium e la pianta colpita viene detto “obbligato”, perché senza materia vegetale, il fungo non potrebbe in alcun modo sopravvivere, ecco perché è consigliabile, sia in autunno che in inverno, ripulire per bene l’area circostante del giardino, sia in prossimità delle piante erbacee, che degli alberi e delle aiuole. Le foglie, i fiori ed i rami secchi vanno raccolti e spostati il più lontano possibile dalle piante, sarebbe meglio bruciarli perché la materia vegetale infettata dalle spore del fungo continuerà a restare infetta per sempre.


Sintomi malattia

L’oidio si manifesta con la comparsa di chiazze bianche sul margine superiore delle foglie della pianta colpita. Man mano che l’infezione progredisce, si può estendere anche ai fiori, ai germogli, ai frutti, insomma quasi nessuna zona della pianta viene risparmiata. Le chiazze bianche, se non si interviene in tempo, tendono ad ingrandirsi e ad unirsi tra loro, formando una sorta di patina che ricopre interamente le parti vegetali infettate. Riconoscere l’oidio è molto semplice, proprio per la presenza di queste chiazze bianche. Se la pianta viene colpita durante la fase del suo accrescimento, si può assistere a un raggrinzimento delle zone infettate e a un blocco dello sviluppo. Le foglie e i frutti vengono attaccati per primi. Durante la progressione della malattia si può assistere anche alla necrosi del tessuto vegetale, al disseccamento e alla morte dell’intera pianta.


Prevenzione

L’oidio si combatte principalmente con strategie preventive, visto che con l’ infezione conclamata i danni alle colture possono essere incalcolabili. Lo stesso dicasi per le piante ornamentali del giardino, che possono subire gravi danni estetici, senza contare anche quelli procurati dai prodotti chimici usati per debellare la malattia conclamata. Una buona prevenzione dell’iodio o del mal bianco si può effettuare coltivando le piante in luoghi ben areati e con scarsa umidità. In tal caso è consigliabile esporre le piante in zone soleggiate e ventilate. Per gli alberi bisogna ricordare di arieggiare la chioma con adeguate operazioni di potatura. Tutte le condizioni che possono favorire accumulo e ristagno di umidità vanno accuratamente evitate. Nel periodo invernale bisogna, inoltre, eliminare dal terreno e vicino alle piante, resti di fiori, rami e foglie secche che costituiscono il ricettacolo dei funghi oidium durante la stagione di riposo vegetativo della pianta. I resti vegetali vanno possibilmente allontanati dalla pianta e bruciati. Sconsigliata nella prevenzione dell’oidio, la pacciamatura eccessiva con scarti vegetali che mantengono umido il terreno e costituiscono il nutrimento preferito dei funghi oidium. Una buona pacciamatura antioidio può essere fatta usando foglie di felce maschio, che hanno attività antifunghina e contrastano la riproduzione dei funghi oidium. Per evitare lo sviluppo di questi miceti, durante la pacciamatura può essere usato anche del rame. Purtroppo questa sostanza non ha sempre effetto sulle piante adulte, che si ammalano ugualmente di oidio. La soluzione preventiva per combattere l’oidio sulle piante, già adulte, può essere quella di spruzzare dello zolfo sulle foglie. L’operazione va effettuata in primavera, poco prima che si sviluppino i fiori. Lo zolfo si usa anche in caso di malattia conclamata, ma in questo caso si ricorre a formulazioni diverse, mentre per la prevenzione bisogna usare lo zolfo in polvere. Un’altra utilissima strategia preventiva contro l’oidio è ridurre al minimo l’umidità nelle foglie. La mattina presto bisogna, infatti, eliminare la brina notturna che tende ad accumularsi sul margine fogliare superiore della pianta.


Lotta chimica

Una volta che l’iodio attacca le piante bisogna combatterlo usando sostanze chimiche o naturali. La lotta chimica si effettua usando sostanze a base di zolfo bagnabile o in polvere. Sulla malattia già in atto, lo zolfo liquido risulta più efficace di quello in polvere, anche perché viene commercializzato in abbinamento ad altre sostanze, tra cui il rame o il proteinato di zolfo. Esiste anche lo zolfo bagnabile semplice, ma non risulta essere troppo efficace. Lo zolfo più efficace per combattere l’oidio è quello colloidale, una miscela bagnabile in cui il principio attivo viene ridotto in micro particelle. Vista la tossicità, il prodotto va somministrato in estate, preferibilmente al mattino presto. In commercio esistono altri preparati chimici anti oidium, più o meno tossici. Naturalmente è sempre preferibile scegliere quelli con il più basso grado di tossicità e con elevata efficacia. I prodotti chimici che si sono rivelati più efficaci per l’oidio sono i composti triazolici. In commercio si trovano con diversi nomi commerciali e tra tutti sembra che a funzionare di più sia il tetraconazolo. Su questo prodotto non si sa molto riguardo al suo livello di tossicità, si conoscono però gli effetti che ha sui funghi oidium. L’effetto dei triazolici è quello di inibire , nel fungo, la produzione della sostanza che nutre le ile, l’ergosterolo. Senza questa sostanza il micelio del fungo si disidrata e muore. I prodotti triazolici vanno somministrati non più di quattro volte l’anno, per evitare fenomeni di adattamento del fungo e di resistenza della malattia.


Lotta biologica

La lotta chimica non sempre ci consente di combattere l’oidio senza inquinare l’ambiente e intossicare le piante. La natura ci offre però numerose sostanze in grado di combattere l’oidio senza nuocere alla salubrità dell’ambiente che ci circonda. Molte soluzioni naturali non sempre si rivelano efficaci. Una di queste è il bicarbonato di sodio miscelato con aceto. Il composto, spalmato sulle foglie malate, non ha dato grossi risultati contro il mal bianco. Sulle piante aromatiche si possono provare prodotti a base di estratti di equiseto. L’oidium si combatte anche con l’azione di un fungo antagonista, l’Ampelomyces quisqualis, che appartiene alla stessa famiglia degli oidium. Il fungo antagonista non attacca le piante, ma il suo simile. Funziona se miscelato a olio minerale ( composto simile al petrolio) e va applicato in autunno.



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