Prima di procedere con le tecniche atte a potare la vite, è conveniente essere messi a conoscenza della presenza dei capi da frutto e di quelli a legno. Questi ultimi sono dei tralci che non producono i frutti d’uva per cui sono proprio quelli che devono essere soggetti a potatura. I capi a frutto invece sono quelli che dalle gemme daranno vita ai grappoli d’uva. In linea generale non vi è una distinzione evidente tra quelle che sono le gemme che daranno vita ai grappoli d’uva e quelle che svilupperanno un germoglio legnoso. Ciò dipende, sommariamente, dalla struttura del vigneto e dalla sua varietà di appartenenza, e dalle condizioni climatiche che le stesse viti hanno vissuto durante la stagione primaverile. Occorre sempre tenere bene a mente che, la vita di ogni specie e il suo livello di produzione varia secondo le tecniche di potatura messe in atto dal viticoltore. Successivamente alla distinzione dei capi, occorre distinguere il periodo di potatura che varia secondo le gelate e le temperature invernali. Nei luoghi freddi occorre far ricorso alle potature a verde. Questa pratica si mette in atto durante la stagione estiva.
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Prima di poter potare la vite occorre che l’apparato fogliare sia completamente caduto, fino alla stagione invernale, avendo il culmine tra i mesi di gennaio e febbraio. La potatura non deve avvenire sempre alla stessa maniera, occorrerà primariamente analizzare le condizioni del vigneto e da qui procedere con la recisione dei rami. Se ad esempio ci si trova davanti un vigneto debole, bisogna attuare una potatura molto misurata, ricordando di non lasciare troppe gemme sui tralci da frutto. In questa maniera, l’anno successivo le viti avranno un rinvigorimento e quindi una maggior produzione di uva e un miglioramento del loro stato di salute. In altre parole, davanti a un vigneto debole si tagliano più gemme possibili, davanti a un vigneto forte e vigoroso, la potatura dovrà essere minore. Oltre al numero di gemme da lasciare sulle piante, occorre calcolare che i tralci da frutto devono avere la giusta esposizione solare e di aria, per cui, eliminare quelli più interni della pianta e fare in modo che si sviluppino all’esterno della parte aerea della vite.
Per potare la vite, tra cui quella da tavola, si possono ricorrere a due principali metodi: Guyot semplice e quello a cordone speronato. Attraverso il primo metodo si eliminano tutti i rami vecchi escludendo quello più robusto, il quale sarà in seguito piegato, legato e accorciato, lasciando circa 7/9 gemme secondo l’età della pianta. Questo tralcio resistente e vigoroso (capo a frutto) sarà quello che darà vita alle fruttificazioni estive. Oltre al capo a frutto, si lascia un rametto (sperone) con alcune gemme. Quest’ultimo altro non è che il tralcio a frutto dell’anno prossimo. Il metodo a cordone speronato prevede che i tralci della vite crescano in orizzontale e perpendicolari al terreno. Al tralcio da frutto si lasciano circa 5 speroni ben distanziati tra loro, e su ognuno di essi devono esserci circa 3 gemme. In questa maniera, nel caso di gelate, si ha la certezza che almeno una gemma non verrà bruciata dal gelo. Questa pratica, rispetto al metodo Guyot (la pianta invecchia più tardi), richiede meno cure e la potatura è più veloce perché, il metodo a cordone permette l’uso di forbici elettriche e pneumatiche.
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