Erbe officinali
La natura ci dà da sempre tante dimostrazioni della sua grandezza, tra cui possiamo citare noi umani e tutto ciò che ci circonda, sfruttato e vissuto da noi ma creato dalla natura (su questo è bene non confonderci); anche nel mondo vegetale la natura ha creato grandi esempi della sua maestria, e continuamente noi ne attingiamo per i nostri bisogni e i nostri diletti quotidiani. Sono millenni che l’uomo utilizza le piante per curare dei malanni, per aromatizzare il cibo, per profumare gli ambienti in cui vive; senza commettere né errori di generalizzazione e né di altro tipo, possiamo dire che la prima sostanza che l’uomo ha provato e poi imparato a trattare ed a modificare è proprio la pianta (in senso lato): con essa le prime civiltà ci preparavano sia i medicamenti per le ferite da caccia, da guerra eccetera e sia i condimenti per il cibo. Ma non è tutto, perché dalle piante l’essere umano ha imparato tantissimo, come per esempio ha imparato ad ottenere delle bevande rigeneranti o semplicemente piacevoli da sorseggiare, ma ha anche estratto alcuni veleni che sono serviti per abbattere più facilmente alcuni grossi animali da caccia e purtroppo anche per combattere ed uccidere nemici. Tutto ciò è potuto accadere perché le piante sono presenti in un numero talmente alto di specie così variegate da essere impossibile da catalogare; soprattutto nelle foreste tropicali e nei posti meno esplorati del pianeta, tutt’oggi ci sono certamente migliaia di specie ancora scoperte, che potrebbero aggiungere molto al nostro bagaglio culturale ed anche probabilmente alle nostre tecniche di cura. Tra tutte le piante di cui l’uomo fa uso, quelle che vengono raggruppate sotto il nome di “erbe officinali” sono quelle specie dalle cui componenti (che possono essere semi, foglie, rametti o fiori) si estraggono sostanze utilizzate per la cura della persona, ad esempio come accade per il fucus, per l’aloe e per tante di quelle specie vegetali rinomate in erboristeria.
Le Apiaceae
Una famiglia di piante che la civiltà umana ha ben presto imparato ad utilizzare per vari scopi è quella delle Apiaceae: essa comprende un numero molto elevato di specie, dall’aspetto alquanto simile tra loro ma dalle proprietà a volte addirittura opposte. Ci sembra assolutamente normale che anche gli utenti più appassionati non riconoscano in questo nome scientifico alcuna delle specie che a breve citeremo, le quali sono diffusissime e di comune dominio in cucina ed in altri campi delle nostre scienze naturali. Ad esempio, appartengono alla famiglia delle Apiaceae il sedano ed il prezzemolo, così come anche la cicuta, oltre che l’angelica. Così si spiega come in una famiglia dal nome sconosciuto ci siano tante comunissime specie vegetali; il sedano ed ancora di più il prezzemolo sono piante che troviamo quasi ogni giorno nella nostra cucina, essendo esse componenti molto importanti dei piatti della nostra eccellente cultura culinaria. Entrambe vengono utilizzate come aromi, spesso aggiunte a sughi o anche come componenti di alcune salse di cottura; circa il prezzemolo è rinomato l’utilizzo in parecchi piatti di pesce, a cui dona un profumo molto armonioso ed un sapore completo. L’altra faccia di questa medaglia sono piante come la cicuta, ovvero semplici piante erbacee (come tutte quelle di questo gruppo) che sono state scoperte come capaci di produrre veleno; in realtà le sostanze nocive per l’uomo sono normali per la pianta, ma è l’uomo stesso che ne estrae con tecniche particolari dei componenti come la linfa o succhi che dimostrano, se assunti in una certa quantità, pericolose reazioni con il normale funzionamento dell’organismo, fino a condurlo alla morte. Ed in effetti la cicuta è ancora utilizzata come veleno da quelle civiltà antiche che l’anno scoperta, come i popoli delle zone tropicali dell’Africa e delle Americhe. In questo nostro articolo però parliamo di una pianta della famiglia delle Apiaceae che viene apprezzata ed utilizzata perché molto utile al nostro organismo contro i dolori e perché apprezzatissimi come aromatizzante.
L'angelica
L’angelica, così come viene comunemente chiamata l’Angelica archangelica, è una pianta della famiglia delle Apiaceae che si presenta con carattere erbaceo-arbustivo, un’altezza che può arrivare a circa due metri (ma che solitamente è tra gli ottanta centimetri ed il metro netto) ed un portamento alquanto eretto, dato da un fusto arbustivo centrale di buona consistenza e da foglie piccole e raggruppate a mazzetti, ma molto “toste” e ben posizionate ai vertici della pianta. Quello dell’angelica è un genere di piante, ovvero un raggruppamento di specie molto simili, possibili da considerare come le varianti di una stessa pianta; il genere angelica, nello specifico, contiene un numero variabile da trenta a cinquanta specie (il numero preciso è difficile stabilirlo perché nemmeno tra gli studiosi botanici non c’è un accordo univoco), molto simili tra loro e tutte con parecchie facoltà officinali. L’articolo però parla solo di una di queste specie, come già precisato dell’angelica archangelica, perché essa è la più diffusa pianta di questo genere e la più utilizzata sia in erboristeria che in cosmetica ed in cucina. Essa è originaria dell’Europa nord-orientale, ovvero di quella zona del nostro continente che comprende la Polonia, la Romania ed altri Paesi confinanti. Da ciò di deduce facilmente che l’angelica si trova benissimo in climi non esattamente caldi, dato che questi Paesi appena citati hanno inverni rigidi ed estati calde ma non caldissime e comunque dalla durata di un mese o poco più. Ed in effetti la presenza spontanea (sottolineiamo, spontanea, perché in serra ce ne sono quantità molto più elevate) sul territorio italiano non è abbondantissima, e la si può trovare soprattutto nelle vallate montane delle Alpi e degli Appennini, dove gode di un sole contemporaneo ad una temperatura media non altissima; a tal proposito è da notare come l’angelica si spinga fino anche ai tremila metri di altitudine sul territorio italiano, proprio a testimonianza della sua resistenza a certi tipi di clima abbastanza freddo.
Tecnica colturale
L’angelica, essendo una pianta erbacea che predilige i climi medio-freddi, non ha una coltivazione difficile e particolarmente esigente, ma purtroppo sul territorio italiano, in pianura, rischia di non sopravvivere per via delle estati un po’ troppo calde e lunghe. Nel genere angelica troviamo sia piante annuali che biennali, ovvero esemplari che compiono il loro ciclo di vita in un anno o in due anni, dopodiché c’è la morte naturale (ed inevitabile) della pianta perché ha terminato il suo compito. La angelica archangelica che stiamo analizzando è a ciclo biennale, quindi punta e deve sopravvivere ad almeno una estate per compiere tutto quanto la natura le riserva. Si consiglia di piantare la angelica in piena terra, in quanto non solo è una pianta dalla crescita veloce (tipica di piante annuali e biennali, che devono risolvere in breve tempo la loro vita) ed abbastanza corposa – ricordiamo i due metri di massima altezza raggiungibile – ma ha anche un apparato radicale forte e degno di nota per la superficie che riesce a coprire e la profondità che ama raggiungere; le radici sono del tipo a fittone, ovvero con un corpo centrale robusto ed unico (quasi come fosse una carota) che scava in profondità il terreno per trovare sostanze in abbondanza. Tutto ciò, in piantagione in vaso, non potrebbe accadere e limiterebbe di molto le potenzialità della pianta stessa. La angelica si diffonde per semi, i quali nascono alla sommità della pianta dai fiorellini piccoli e di colore bianco-verdastro che crescono a mazzettini (come i fiori del prezzemolo).
Proprietà dell'angelica
L’angelica è una pianta che era già conosciutissima nel Medioevo e nello specifico a partire dal quindicesimo secolo, quando era considerata come la migliore cura contro la peste; in realtà l’angelica ha qualità antidolorifiche, infatti fino a qualche decennio fa era utilizzata come “panacea”, ovvero come cura (ma sarebbe meglio dire sollievo) contro tutti i mali ed i dolori. Nonostante questa proprietà sia stata riconosciuta anche da studi clinici, la angelica non viene praticamente più utilizzata nella società civile perché anche una leggere sovrabbondanza può causare gravi disturbi al sistema nervoso centrale che, aumentando ancora le dosi, possono portare alla morte. In effetti l’angelica contiene tannino, cumarina, resine ed anche acidi aromatici, la cui somma degli effetti in piccole dosi comporta un’eccitazione del cervello che aiuta a superare dolori ed altre sintomatologie come problemi intestinali dolorifici; il problema sorge quando si aumenta leggermente la dose (o si protrae il trattamento) perché dal leggero eccitamento si passa alla depressione del sistema nervoso centrale con leggeri intontimenti che somigliano molto all’effetto dell’alcool e ad altri comuni stupefacenti. Volendo riassumere le proprietà di questa pianta si potrebbero usare le parole “antispasmodica” (che indica una capacità di limitare i dolori tipici del tratto intestinale, più che altro agendo sulla capacità di riceverli e sentirli del nostro sistema nervoso), tonica e calmante, ma anche digestiva.
Utilizzi comuni
Queste proprietà che abbiamo elencato hanno portato nel corso dei secoli a diversi utilizzi dell’angelica, passando per gli inizi da panacea contro tutti i dolori per arrivare ad oggi in cui viene utilizzata soprattutto come aromatizzante in pasticceria e per alcuni liquori. Essa ha infatti un aroma molto intenso, simile al piccante ma di derivazione dolce, che mischiato col coriandolo ed altre erbe officinali partecipa o comporre gusti e retrogusti di tante salse e paste di pasticceria. Non solo, nei liquori l’effetto retroattivo dell’assaggio è materia di studio ed è molto ricercato nei produttori per innalzare la qualità del proprio liquore, ed in ciò l’angelica interviene benissimo riuscendo a passare “inosservata” mentre si deglutisce e comparendo solo alla fine, quando resta in parte su lingua e palato e se ne possono sentire gli aromi. Come digestivo l’angelica è da assumere in tisana dopo i pasti, calda: per fare la tisana si utilizzano sia i semi che foglie e fusto della pianta, essiccati e contenuti in sacchetti a rete. Si consiglia però sempre di acquistare la angelica e mai di autoprodurla, perché si potrebbe esagerare con la concentrazione ma soprattutto perché i succhi della pianta fresca sono irritanti per la pelle ed il solo contatto può dare molto fastidio.
Domande frequenti
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Come si prepara la tisana di angelica per favorire la digestione?Per preparare la tisana digestiva, utilizza semi, foglie e fusto essiccati della pianta. Inserisci le parti vegetali in sacchetti a rete e fai bollire in acqua calda per alcuni minuti. È fondamentale bere la tisana calda subito dopo i pasti. L'uso di angelica fresca è sconsigliato perché i succhi possono risultare irritanti per la pelle e le mucose; pertanto, è preferibile acquistarla già essiccata da fonti sicure piuttosto che raccoglierla o coltivarla autonomamente per evitare rischi di sovradosaggio o irritazioni cutanee.
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Quali sono i rischi tossicologici associati all'uso interno dell'angelica?L'angelica contiene cumarine e altre sostanze che, se assunte in dosi eccessive o protratte nel tempo, possono causare gravi disturbi al sistema nervoso centrale. Mentre piccole quantità hanno effetto antidolorifico e stimolante, un sovradosaggio porta rapidamente a depressione del SNC, intorpidimento e sintomi simili all'intossicazione alcolica, fino al rischio letale. Per questo motivo, il suo utilizzo terapeutico interno è oggi limitato e richiede cautela estrema, sconsigliando l'autoproduzione di preparati concentrati.
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In quale ambiente cresce meglio l'Angelica archangelica?Questa pianta predilige climi medio-freddi e prospera nelle vallate montane delle Alpi e degli Appennini, arrivando fino a 3000 metri di altitudine. Ama il sole ma tollera la mezz'ombra, purché il terreno rimanga fresco e umido. Nelle zone pianeggianti italiane, specialmente al Sud, fatica a sopravvivere durante le estati calde e prolungate. Il terreno ideale è ricco di sostanza organica, profondo e ben drenato, poiché sviluppa un apparato radicale a fittone che necessita di spazio per espandersi in profondità.
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Come si moltiplica e si coltiva l'angelica in orto?L'Angelica archangelica è una biennale che si moltiplica principalmente per seme. I semi germinano dai piccoli fiori bianchi-verdastri prodotti in estate. Si consiglia la semina in piena terra, non in vaso, poiché la radice a fittone è profonda e delicata. La pianta cresce velocemente e può raggiungere i due metri di altezza. Richiede annaffiature regolari per mantenere il terreno umido ma non zuppo. Essendo biennale, muore dopo aver prodotto semi nel secondo anno, completando il suo ciclo vitale naturale.
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Quali sono gli usi culinari principali dell'angelica?Oggi l'angelica è apprezzata soprattutto come aromatizzante in pasticceria e nella produzione di liquori. Il suo aroma è intenso, dolce ma con note speziate, capace di lasciare un retrogusto persistente e piacevole. Viene spesso abbinata al coriandolo e ad altre erbe per insaporire salse, creme e dolci. Nei liquori, il suo contributo è studiato per emergere solo in fase di deglutizione, arricchendo il profilo sensoriale finale senza sovrastare gli altri ingredienti, rendendola un ingrediente prezioso per la gastronomia raffinata.









