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Potatura kaki

Aggiornato il 14 marzo 20144 capitoli5 domande frequenti
abbondantissimo kaki

Kaki

Il Kaki o anche detto Cachi è un albero da frutto appartenente alla famiglia delle Ebenacee ed è originario dell’Asia orientale. Gli alberi di kaki sono tra i più antichi alberi da frutta che vengono coltivati dagli uomini, sono conosciuti per l’uso che ne fanno in Cina da più di 2000 anni. Dalla Cina, successivamente, le coltivazioni si sono estese fino alla Corea e al Giappone. Verso la metà dell’Ottocento si diffuse anche in America ed in Europa, i primi impianti specializzati per queste piante nacquero in Italia nel Salernitano e poi si estesero in Emilia. In Italia si producono circa 65000 tonnellate ma questi frutti riscontrano importanza economica solo in Campania ( 35000 tonnellate) ed in Emilia (22000 tonnellate). Le piante di kaki oggi vengono considerate “gli alberi della pace”, questo perché nell’agosto del 1945, quando ci fu il bombardamento atomico di Nagasaki, gli unici a sopravvivere furono alberi di Kaki. I Kaki o Cachi sono dei frutti di colore arancione, dolci e molto gustosi. Questi vanno consumati entro pochi giorni dalla loro raccolta o dall’acquisto. Gli alberi di questi frutti spesso vengono coltivati anche per fini ornamentali e fioriscono durante il mese di maggio. La bellezza della pianta e la sua produttività dipendono dalle attenzioni e dalle cure che poniamo nei loro confronti.

Coltivazione

I Kaki sono originari di zone con inverni abbastanza miti ed estati abbastanza calde, infatti inizialmente venivano coltivati solo in zone con un clima mite, nel caso dell’Italia venivano coltivati solo al sud. Successivamente però si è scoperto che queste piante sono molto resistenti anche al freddo e quindi possono essere coltivate un po’ ovunque, anche in luoghi dove le minime invernali sono pari ai 10°C. I kaki preferiscono essere posti in luoghi ben illuminati e dove arrivano i raggi del sole. Dato che non temono il freddo possono essere tranquillamente coltivati in piena terra in luoghi esterni. Ciò che è sconsigliato è la coltivazione in vaso perché le radici hanno bisogno di spazio. Per i primi anni dopo che la pianta viene interrata deve essere annaffiata sia durante il periodo primaverile che quello estivo, soprattutto in caso di siccità. I Kaki vanno posti a dimora quando sono delle piantine giovani dato che non amano troppi spostamenti. Prima di porli a dimora il terreno va lavorato aggiungendo dello stallico o della pietra pomice in modo da garantire un ottimo drenaggio.

Potatura

Gli alberi di kaki non necessitano di particolari potature, vanno rimossi solo i rami in eccesso (che cambiano la forma della chioma), i rami secchi, danneggiati o spezzati. I rami che si intrecciano tra loro crescendo possono essere anche spostati manualmente senza che ci sia bisogno di tagliarli. Può capitare che però i rami crescendo fanno perdere quella bellezza estetica alle piante ed i rami diventano pesanti da danneggiare i frutti, in questo caso è giusto che si proceda con una potatura per sfoltire la chioma. Questi interventi vengono definiti potature di produzione dato che si rimuovono i rami produttivi che sono in soprannumero. Sostanzialmente le potature dei kaki vengono effettuate o sui rami produttivi o su quelli improduttivi, ovvero i rami diventati ormai secchi e spezzati. In realtà le potature possono essere effettuate anche su i polloni, dei rami dritti che nascono alla base del tronco della pianta e che sottraggono energia ad essa stessa. Quando viene effettuata la potatura dei rami produttivi si consiglia di rimuovere con dei tagli solo i rami danneggiati o quelli deboli e sottili che non sarebbero in grado di sopportare il peso dei frutti. Si ricorda che in queste piante i rami di un anno sono ancora dei rami produttivi e quindi non bisogna tagliarne molti altrimenti si rischia di bloccare la produttività dei frutti.

Quando e come potare

Come già detto precedentemente, i kaki, non hanno bisogno di potature ma nel caso in cui occorre farle è bene sapere che vanno effettuate dopo il periodo invernale. Bisogna intervenire in periodi lontano dal riposo vegetativo e dal periodo di fruttificazione. Per potare queste piante vanno utilizzati degli attrezzi come forbici e cesoie appositamente create per questi interventi. Se siamo in presenza di rami troppo alti è possibile utilizzare anche lo svettatoio, se invece i rami sono troppo grandi si utilizza il segaccio. Gli attrezzi che vengono utilizzati per le potature devono essere ben affilati in modo tale da creare dei tagli netti, decisi e non creare sfilacciature nella corteccia. Inoltre è giusto sapere che, gli attrezzi, devono essere puliti e disinfettati prima e dopo l’uso preferibilmente alla fiamma. In questo modo eviteremo di provocare malattie o infezioni alla pianta. Possiamo aiutare la guarigione delle ferite provocate dai tagli delle potature utilizzando del mastice agricolo da acquistare nei punti vendita specifici per queste attività. Le potature di questi tipi di piante risultano abbastanza semplici da poter evitare l’interventi di giardinieri esperti, l’importante è procedere con dei tagli precisi. Il consiglio che si dà è quello di non effettuare potature eccessive, meglio potare poco che potare fin troppo.

Domande frequenti

  • Quando è il momento migliore per potare il kaki?
    La potatura del kaki deve essere eseguita dopo il periodo invernale, lontano dal riposo vegetativo e dalla fase di fruttificazione. È fondamentale intervenire quando la pianta ha ripreso la sua attività vegetativa ma prima che inizi la produzione dei frutti. Evitare assolutamente di potare durante l'inverno rigido o nel pieno dell'estate, poiché questi momenti potrebbero stressare eccessivamente la pianta o interferire con la formazione del raccolto.
  • Quale attrezzatura serve per potare correttamente il kaki?
    Per la potatura del kaki sono necessari attrezzi specifici e ben mantenuti. Utilizzare forbici e cesoie affilate per i rami di diametro inferiore, mentre per i rami più spessi o alti si consiglia l'uso di un segaccio o di uno svettatoio. È cruciale che tutti gli strumenti siano perfettamente affilati per garantire tagli netti e prevenire sfilacciature della corteccia, che potrebbero favorire l'ingresso di patogeni. Inoltre, gli attrezzi devono essere accuratamente puliti e disinfettati, preferibilmente alla fiamma, prima e dopo ogni utilizzo per evitare contagi tra le piante.
  • Quali rami bisogna asportare durante la potatura del kaki?
    Il kaki richiede potature leggere volte principalmente all'igiene e alla forma. Vanno rimossi prioritariamente i rami secchi, danneggiati, spezzati o quelli che crescono in direzioni errate alterando la chioma. È importante eliminare anche i polloni, quei rami dritti che nascono alla base del tronco e sottraggono energie preziose alla pianta. Tra i rami produttivi, si eliminano solo quelli deboli, sottili o danneggiati, facendo attenzione a non tagliare i rami dell'anno precedente, poiché sono ancora fertili e essenziali per la produzione futura.
  • È necessario usare del mastice sulle ferite della potatura?
    Sì, è consigliabile applicare del mastice agricolo sulle ferite più grandi causate dai tagli di potatura. Questo prodotto aiuta a proteggere la pianta dall'ingresso di funghi e batteri, accelerando al contempo il processo di guarigione naturale della corteccia. L'applicazione del mastice rappresenta una buona pratica igienica che riduce il rischio di infezioni, specialmente considerando che i tagli devono essere netti e decisi per minimizzare il danno tissutale iniziale.
  • Si può coltivare il kaki in vaso?
    No, la coltivazione del kaki in vaso è generalmente sconsigliata. Questa pianta sviluppa un apparato radicale esteso e profondo che necessita di molto spazio per crescere vigorosamente e produrre frutti abbondantemente. In contenitori limitati, le radici risentono rapidamente della mancanza di nutrimento e spazio, compromettendo la salute e la longevità dell'albero. Il kaki è ideale per la messa a dimora in piena terra, dove può espandere liberamente il suo sistema radicale e sfruttare appieno le risorse del suolo.

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