pero selvatico

Alberi Latifolie

Pero selvatico

Scopriamo insieme un parente stretto del pero comune, bello in ogni stagione, dalla copiosa fioritura, adatto a giardini naturali, siepi informali, amanti delle specie botaniche che nel corso dei secoli hanno portato alle cultivar che arrivano sulle nostre tavole con i loro frutti prelibati.

di Redazione

12 luglio 2011

Generalità

Il Pero selvatico o Perastro (Pyrus pyraster) è un arbusto a rami espansi alto 3-4 m o in condizioni ottimali un albero di 15-20 m appartenente alla famiglia delle Rosaceae. I ramuli sono spinescenti e le gemme glabre, tozze e coniche, i rami sono ascendenti e numerosi, corti e induriti, la chioma che ne deriva è piramidale. Il tronco ha corteccia grigio brunastra che si fessura con l’età formando delle placche quadrangolari profonde e caratteristiche. Le foglie sono decidue, alterne, con il picciolo lungo 2-5 cm ornato da stipole lineari caduche. Sono lunghe 3-6 cm e larghe 2-5 cm. La loro forma è variabile, da ovate a cordate, con l’apice acuto e il margine finemente dentato. All’inizio sono tormentose, poi diventano glabre e lucide, color verde scuro sulla pagina superiore e verde chiaro in quella inferiore. In autunno assumono bellissime sfumature rosso cupo o color bronzo. I fiori ermafroditi che compaiono tra aprile e maggio prima delle foglie sono riuniti in corimbi eretti di 3-7 elementi o anche più, sostenuti da peduncoli tormentosi, e hanno il calice formato da 5 sepali brevi e triangolari, peloso, e la corolla composta da 5 petali ovati a apice arrotondato, bianchi oppure soffusi di rosa all’esterno, con 20-30 stami con le antere rosso-violacee e i filamenti biancastri. L’ovario è a cinque logge e cinque stili pelosi alla base, e lunghi quanto gli stami. Gli stili sono liberi, non saldati alla base come nel genere Malus. L’impollinazione è entomofila. I frutti sono pomi conici e allungati di 2-4 cm, gialli, neri o bruni a maturità. Conservano i resti del calice e il loro peduncolo è più lungo del frutto. Nella polpa acidula che diventa dolce in seguito a sovra maturazione sono presenti granelli legnosi, ma i frutti sono comunque commestibili a maturità e hanno qualità astringenti.

Clima e terreno

Il Pero selvatico è diffuso in tutta la penisola con l’eccezione della Valle d’Aosta, dal piano fino a 1400 metri sul livello del mare, solo o con altri esemplari negli arbusteti, nei boschi di latifoglie o al loro limitare, dal Lauretum al Fagetum, cioè nelle zone fitoclimatiche caratterizzate da una temperatura media annuale che va da 6-12°C a 12-23°C con la temperatura media del mese più freddo che può variare di molto, scendendo però non oltre i -4°C. E’ molto rappresentato sugli Appennini centro meridionali. Predilige quindi un clima temperato fresco, e la Pianura Padana rappresenta il suo ambiente ideale. Rifugge i freddi intensi, la siccità e le temperature elevate. Preferisce suoli sciolti, profondi e drenati, ricchi di sostanza organica. Non tollera asfissia, ristagno idrico e l’eccesso di calcare. Ama il pieno sole, ma senza eccessi in piena estate.

Impianto e tecniche di coltivazione

La propagazione può avvenire per seme in primavera o a fine inverno, previa estivazione cioè stratificazione calda (2-4 settimane a 20°C) seguita da stratificazione fredda cioè vernalizzazione (12-16 settimane a 2-5°C), o in alternativa si può tentare la semina autunnale senza bisogno di ricorrere a trattamenti particolari per rimuovere la dormienza dei semi. Il Pero selvatico è una albero o un arbusto di elevato valore ornamentale dalla primavera quando si copre di fiori, all’autunno quando le foglie mutano colore. Persino in inverno la pianta in riposo vegetativo ha un suo fascino. In un giardino biologico non può mancare sia perché i suoi frutti sono molto appetiti dagli animali, sia perché le api banchettano volentieri con i suoi fiori, sia perché può far parte di belle siepi informali in compagnia per esempio di Biancospino, Rose botaniche, Sorbo selvatico, Sambuco, Melo ornamentale, eccetera. Come esemplare isolato in giardino viene valorizzato dall’associazione con una rosa rampicante con la quale può condividere le eventuali esigenze di lotta antiparassitaria. In passato veniva usato come portainnesto per il Pero, ma le piante che se ne ricavano tendono a essere troppo alte e grandi. L’accrescimento è piuttosto lento.

Parassiti e malattie

Tra i parassiti che colpiscono il Pero selvatico ricordiamo Cacopsylla pyri ed Eriosoma lanuginosum, oltre a afidi e cocciniglie. Tra le malattie fungine più importanti invece vanno ricordate la ticchiolatura del pero causata dall’ascomicete Venturia pirina, la moniliosi, il cancro delle pomacee, l'oidio o mal bianco, e la maculatura bruna del pero causata da Stemphylium vesicarium. L’Erwinia amylovora, invece, è l’agente batterico che provoca il cosiddetto “colpo di fuoco” che porta al disseccamento generalizzato di chioma e tronco.

Caratteristiche del legno

Il legno del Pero selvatico è duro, compatto, a grana fine, di colore bruno rossastro e di buona qualità. Si utilizzava per la costruzione di righe e squadre, in xilografia, per la produzione di mobili. Oggi si usa ancora per la costruzione di strumenti musicali o parti di essi , e come combustibile. In seguito al trattamento con sali di ferro che lo fanno diventare nero, il legno del Pero selvatico prende il nome di falso ebano.

Varietà

Il Pero selvatico è ovviamente strettamente imparentato con il Pero comune, ma i sistematici non sono concordi quando si tratta di stabilire il loro grado di parentela. Alcuni sostengono che il Pero selvatico e il Pero comune siano in realtà la stessa pianta, e cioè che il Pero comune non esista spontaneo in natura, ma sia solo frutto di miglioramento genetico operato nel corso dei secoli dall’uomo a partire da Pyrus pyraster. In quest’ottica le cultivar di Pero comune andrebbero considerate tutte varietà del Pero selvatico.

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Domande frequenti

  • Qual è la differenza principale tra i frutti del Pero selvatico e quelli del Pero domestico?
    I frutti del Pero selvatico (pomi) sono generalmente più piccoli, lunghi 2-4 cm, e presentano una polpa inizialmente acidula e ricca di granelli legnosi (sclereidi). A differenza del pero domestico, la loro qualità migliora solo dopo la sovramaturazione, diventando dolci ma mantenendo note astringenti. Spesso hanno colori che variano dal giallo al nero-bruno a maturità, mentre il pero comune offre frutti più grandi, succosi e immediatamente commestibili con texture più omogenea.
  • Come si propaga correttamente il Pero selvatico per seme?
    La propagazione per seme richiede due metodi principali. Il primo prevede la semina primaverile dopo aver sottoposto i semi a una doppia stratificazione: prima calda (2-4 settimane a 20°C) e poi fredda (12-16 settimane a 2-5°C) per superare la dormienza. Il secondo metodo consiste nella semina autunnale diretta nel terreno, che permette ai semi di subire naturalmente il ciclo stagionale necessario senza interventi artificiali di vernalizzazione.
  • In quali tipi di giardino è consigliato piantare il Pero selvatico?
    È ideale per giardini naturali, ecologici o informali, dove può formare siepi miste con altre specie autoctone come biancospino, rose botaniche, sambuco e sorbo. Grazie alla sua elevata capacità di attrarre api e uccelli grazie a fiori e frutti, arricchisce la biodiversità locale. Può essere utilizzato anche come esemplare isolato, magari abbinato a una rosa rampicante, sfruttando il suo valore ornamentale durante tutte le stagioni.
  • Quali sono le principali malattie e parassiti che colpiscono questa pianta?
    Il Pero selvatico è soggetto ad attacchi di insetti come la psilla del pero (Cacopsylla pyri), il pidocchio lanoso (Eriosoma lanuginosum), afidi e cocciniglie. Tra le patologie fungine, le più critiche sono la ticchiolatura (causata da Venturia pirina), la moniliosi, il cancro delle pomacee, l'oidio e la maculatura bruna. È inoltre vulnerabile al 'colpo di fuoco' batterico (Erwinia amylovora), una malattia grave che causa il disseccamento rapido di rami e tronco.
  • Perché il legno del Pero selvatico è considerato pregiato?
    Il legno è duro, compatto, a grana fine e di colore bruno-rossastro, rendendolo eccellente per lavori di precisione. Storicamente era usato per righe, squadre, mobili e xilografia. Oggi trova applicazione nella liuteria e nella costruzione di strumenti musicali. Un trattamento chimico specifico con sali di ferro trasforma il legno in nero, conferendogli il nome commerciale di 'falso ebano', aumentandone ulteriormente il valore estetico.

Scheda Tecnica

Pyrus pyraster

Nome scientificoPyrus pyraster
FamigliaRosaceae
Tipo di piantaAlbero o arbusto deciduo
OrigineEuropa e Asia occidentale (diffuso nella penisola italiana)
EsposizionePieno sole, preferibilmente riparato dai venti forti
TerrenoSciolti, profondi, ben drenati, ricchi di sostanza organica; evita ristagni e calcare eccessivo
IrrigazioneModerata, evitare siccità prolungata e asfissia radicale
FiorituraAprile-Maggio (prima delle foglie)
Altezza3-4 m (arbusto) fino a 15-20 m (albero)
MoltiplicazioneSeme (con stratificazione calda/fredda) o autunnale diretta
Malattie e parassitiCacopsylla pyri, Eriosoma lanuginosum, afidi, cocciniglie, ticchiolatura, moniliosi, cancro, oidio, colpo di fuoco batterico
Difficoltà di coltivazioneMedia

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