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La Quercia scarlatta è una specie rustica, molto resistente al freddo (può sopportare temperature inferiori a -25°C senza troppi problemi), coltivabile con successo nella zona del castagno e del faggio, tra i 500 ed i 1200 m di altitudine. Nei climi troppo caldi e asciutti soffre, predilige invece estati fresche e inverni piovosi come Q. rubra, anche se alcuni sostengono che sopporta meglio l’aridità della Quercia rossa. In ogni caso l’ideale sarebbe una piovosità che porti a 700-800 mm di precipitazioni annue, eventualmente raggiungibili tramite un’irrigazione integrativa. Predilige pH leggermente acido e suolo sciolto, sui terreni calcarei fatica a crescere e può manifestare fenomeni di clorosi. Esige una posizione soleggiata, e spazio per sviluppare la chioma, non sopporta assolutamente posizioni ombreggiate. In Nord America, dove è spontanea, diventa specie dominante (e quindi in grado di accaparrarsi più sole di altre specie) in foreste che hanno una storia di incendi alle spalle grazie alla sua velocità di accrescimento e alla sua rusticità.
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La propagazione avviene soprattutto per seme, anche se la Quercia scarlatta produce molti più getti di altre querce ed è possibile cercare di far attecchire questi germogli per ottenere propagazione vegetativa. Le ghiande germinano su una lettiera che riproduca le situazioni boschive e con un’esposizione che sia quanto più possibile simile a quella del sottobosco, quindi né troppo aperta né troppo chiusa. Non è raro che la giovane pianta di Quercia rossa muoia e ricacci da sopra o sotto il colletto più e più volte, il che fa sì che l’apparato radicale di una pianta sia più vecchio di quanto non sembri guardando solo la parte aerea dell’esemplare. L’impianto può avvenire a novembre, su un terreno ben lavorato, curando il drenaggio e fornendo un tutore per i primi 3-4 anni alla giovane pianta. La buca va riempita con terra di scavo (40%), sabbia (10%) e terriccio universale o di foglie, o una miscela di entrambi (40%). Concimare le piante giovani in primavera con un prodotto a lenta cessione in primavera e letame maturo pellettato oppure compost in autunno. Data la bellezza della pianta, la Quercia scarlatta viene impiegata in parchi, campi da golf, giardini, alberature stradali. E’ ideale come esemplare isolato.
Viene attaccata da afidi, cerambicidi e processionaria, e come altre querce è coggetta a carie del legno e marciume radicale. Anche Q. cocinea è soggetta all’Oak decline, la sindrome da deperimento delle querce che provocano rarefazione della chioma, colamento sul tronco di mucillagine, disseccamento di rami, avvizzimento fogliare e drastico calo delle micorrize vitali nell’apparato radicale. Questa sindrome ancora poco nota, che come fattori predisponenti e scatenanti annovera soprattutto malattie fungine, fattori ambientali avversi, inquinamento e stress dati da insetti defoglia tori o sbalzi termici, va contrastata soprattutto con azioni preventive, offrendo alla pianta le migliori condizioni ambientali possibili, cercando di evitarle stress meccanici e idrici, e lasciandole lo spazio adeguato per svilupparsi.
Il legno non è tra i più pregiati, dato che è facilmente marcescibile anche se duro.
In natura la Quercia scarlatta ibridizza con Qurcus velutina, Quercus ilicifolia e Quercus palustris dando vita a esemplari con caratteristiche intermedie tra i due progenitori. In commercio si possono trovare le varietà “Red dwarf” e “splendens” della pianta. La prima è un alberello o un cespuglio che si ottiene da innesto, con internodi molto ravvicinati, foglie lucide lunghe fino a 20 cm, che non tollera assolutamente terreni calcarei. La seconda ha foglie più grandi della normale Quercia rossa, e in autunno assume una colorazione più scura.
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