quercia vallonea

Alberi Latifolie

Quercia valloneaq

Una quercia ormai rara ma bellissima, tutta da scoprire, con frutti grandi sormontati da cupole vistose e insolite.

di Redazione

02 settembre 2011

Generalità

La Quercia vallonea (Quercus macrolepis oppure Quercus ithaburensis) è un albero semisempreverde appartenente alla famiglia delle Fagaceae che raggiunge di solito i 15 m di altezza, con un tronco dritto che può arrivare al metro di diametro nonostante la pianta non sia tra le querce più alte. Deve il suo nome “macrolepis” (grande involucro) alle dimensioni della cupola delle sue ghiande. La chioma è espansa e globosa, molto allargata, e le foglie si mantengono a lungo sulla pianta cadendo solo nel tardo autunno, oppure non cadendo affatto nei climi più caldi, dove solo all’emissione delle nuove foglie, in primavera, avviene l’abscissione di quelle dell’anno precedente. I rami dell’anno sono giallastri e fortemente pubescenti. Le foglie inizialmente anch’esse molto pubescenti tanto da apparire bianche, diventano in seguito coriacee. A maturità sono ovali o lanceolate, dentate in certi casi, con la base cordata e il margine lobato con 3-8 lobi triangolari e mucronati su ciascun lato, lunghe 6-10 cm e larghe 3-7 cm. Il picciolo è lungo 2-4 cm, la pagina superiore è liscia mentre quella inferiore è grigia a causa della presenza di peli stellati e cere. Le gemme ovoidali sono brune e pubescenti. La corteccia che è scura e liscia all’inizio, man mano diventa profondamente e largamente fessurata. La fioritura avviene a maggio. I fiori maschili sono riuniti in amenti penduli lunghi 2-5 cm e hanno sei stami ciascuno. I fiori femminili sono riuniti in corte spighe e hanno 4-6 stili di colore bruno. I frutti pubescenti sono ghiande cilindriche color rosso bruno e ombelicate all’apice, lunghe oltre 4 cm e larghe 2-3 cm, con una cupola legnosa e estroflessa, molto appariscente e esteticamente pregevole di circa 6 cm di diametro , con squame lunghe più di 1 cm che nell’insieme la fanno somigliare a un fiore di dalia o di crisantemo. Sono portate da peduncoli di 2 cm circa a gruppi o isolate e maturano nel giro di due anni tranne che in alcuni habitat particolari, sono inoltre commestibili al pari delle castagne, dal sapore dolce. Le cupole delle ghiande sono ricche di tannini e quindi se polverizzate possono essere usate per la concia delle pelli, cosa che puntualmente avveniva in passato quando la Quercia vallonea veniva coltivata proprio a questo scopo. Successivamente il tannino ricavati dal castagno, più economico, ha soppiantato l’utilizzo di quello della Vallonea. L’apparato radicale di questa quercia da fittonante diventa in seguito molto espanso e superficiale.

Clima e terreno

In Italia la Quercia vallonea è presente da 0 a 200 metri sul livello del mare solo in Campania e in Puglia, nel Salento, nella zona del comune di Tricase, dove tra le altre si trova la famosa Quercia del cento cavalieri, una Quercus macrolepis di più di 700 anni di età che deve il suo nome al fatto che la sua chioma larga più di 25 m fornì riparo a cento cavalieri armati. Probabilmente la presenza della Quercia vallonea in Italia non è da considerarsi naturale, anche se certuni attribuiscono la sua presenza nel Salento, che ha caratteristiche geologiche e climatiche simili a quelle dei Balcani, a un remoto abbassamento del livello del mare e al conseguente crearsi di un ponte di terra tra le due regioni con diffusione della flora da una parte all’altra. Molti attribuiscono la sua presenza a monaci basiliani tra i secoli X e XI. La Quercia vallonea è eliofila e xerofila, e prospera in un clima mediterraneo con elevate piogge autunnali e su terreni calcarei poveri, in campi e boschi aridi. Non è assolutamente rustica.

Impianto e tecniche di coltivazione

La propagazione della Quercia vallonea avviene per seme subito dopo la raccolta, come per tutte le querce, anche perché i semi perdono velocemente la loro vitalità. La messa a dimora dei semenzali va effettuata in giovanissima età (entro i due anni) dato che il suo apparato radicale non tollera assolutamente i disturbi. In alternativa la semina può essere effettuata direttamente a dimora proteggendo le ghiande e le piantine da topi e scoiattoli. Può sopportare ombreggiamenti parziali solo nella fase giovanile. Non va potata dato che la pianta dà il suo meglio se lasciata libera di espandersi e crescere come preferisce, ma in caso si renda necessaria una portatura la pianta non ha problemi a sopportarla. Ideale, in climi idonei, come esemplare isolato in contesti molto ampi.

Parassiti e malattie

Se la pianta viene coltivata all’interno del suo naturale areale di distribuzione presenta una resistenza alle malattie ottimale. In particolare risulta resistente ai funghi del genere Armillaria.

Caratteristiche del legno

Il legno semiporoso della Quercia vallonea è molto duro e altresì lungamente durevole. Contiene elevate quantità di tannino che lo rendono atto a impieghi a contatto con l’acqua.

Varietà

Ricordiamo la bellissima varietà “Argentea” dalle foglie grigio blu, molto resistente a siccità e malattie e dalla chioma ampia. Inoltre sono stati segnalati diversi ibridi con altre specie di quercia.

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Domande frequenti

  • Perché la Quercia vallonea è considerata difficile da coltivare?
    La principale difficoltà risiede nel suo apparato radicale fittonante che non tollera assolutamente i disturbi. Questo rende il trapianto quasi impossibile una volta stabilita. È fondamentale mettere a dimora i semenzali in giovanissima età, entro i due anni dalla germinazione, o effettuare la semina direttamente nel luogo definitivo. Qualsiasi spostamento compromette gravemente la sopravvivenza della pianta.
  • Quali sono le condizioni ideali di esposizione e terreno?
    La Quercia vallonea è una pianta eliofila e xerofila, quindi richiede pieno sole e non ama gli ombreggiamenti, se non nella fase giovanile. Predilige terreni calcarei, poveri e ben drenati, tipici degli ambienti aridi. Non è adatta a terreni pesanti o umidi. Resiste bene alla siccità una volta affermata, ma necessita di un clima mediterraneo con piogge autunnali sufficienti.
  • Come si riconosce visivamente la Quercia vallonea?
    Si distingue per le sue ghiande enormi, lunghe oltre 4 cm, sormontate da una cupola legnosa ed estroflessa grande circa 6 cm, simile a un fiore di crisantemo. Le foglie sono ovali-lanceolate, coriacee, con margini lobati e pagina inferiore grigiastra per la presenza di peli stellati. I giovani rami e le foglie iniziali sono fortemente pubescenti, apparendo talvolta biancastre.
  • Le ghiande della Quercia vallonea sono commestibili?
    Sì, le ghiande sono commestibili e hanno un sapore dolce, paragonabile a quello delle castagne. Storicamente, le cupole ricche di tannini venivano utilizzate per la concia delle pelli prima che il tannino del castagno diventasse più economico. Attualmente, il loro uso alimentare è limitato, ma la proprietà nutrizionale rimane confermata.
  • È necessario potare la Quercia vallonea?
    Generalmente no. La pianta mostra la sua migliore espressione vegetativa e ornamentale se lasciata libera di espandersi e crescere secondo il suo sviluppo naturale. La potatura è sconsigliata salvo necessità specifiche. In tali casi, la pianta dimostra comunque buona capacità di recupero e sopporta interventi di portatura senza gravi danni.

Scheda Tecnica

Quercus macrolepis / Quercus ithaburensis

Nome scientificoQuercus macrolepis / Quercus ithaburensis
FamigliaFagaceae
Tipo di piantaAlbero semisempreverde
OrigineMediterraneo orientale, Balcani
EsposizionePieno sole (eliofila)
Temperatura minimaNon rustica, clima mediterraneo
TerrenoCalcereo, povero, arido
IrrigazioneModerata, tollerante alla siccità adulta
FiorituraMaggio
AltezzaFino a 15 metri
PotaturaGeneralmente assente, crescita libera
MoltiplicazioneSeme (semina immediata)
Malattie e parassitiResistente ad Armillaria e patogeni locali
Difficoltà di coltivazioneMedia (sensibile trapianto)

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