tamarix gallica

Alberi Latifolie

Tamerice comune

Una pianta versatile, frugale, resistente a siccità, salinità, vento, dalla fioritura generosa e leggiadra e dalle molteplici possibilità di utilizzo.

di Redazione

06 settembre 2011

Generalità

La Tamerice comune (Tamarix gallica) è un albero o un arbusto a portamento cespuglioso a seconda dei casi, appartenente alla famiglia delle Tamaricaceae. Raggiunge i 2-5 m di altezza di norma, anche se talvolta in condizioni favorevoli può toccare i 10 m. Normalmente non ha un unico fusto bensì più fusti sinuosi e contorti, sottili, lisci e coperti da una corteccia bruno-rossiccia cosparsa di lenticelle che si sfuma di grigio nel tempo screpolandosi. Dai fusti non troppo alti si dipartono i lunghi rami flessibili, eretti e sottili, che tendono a espandersi e allargarsi e infine a curvarsi in basso, a volte con un andamento decisamente pendulo, dando vita a una chioma sempre piuttosto ampia e irregolare, dal caratteristico colore grigio-azzurro, nell’insieme assai delicata anche quando è molto consistente. Le foglie squamiformi e leggermente carnose sono lunghe 1-2 mm e sono semipersistenti o decidue a seconda del clima. Formano fascetti inserendosi in modo alterno sui rametti verdastri della pianta e sono cosparse di ghiandole escretrici dette idatodi, deputate all’eliminazione dei sali minerali e dell’acqua in eccesso che vengono espulse dando vita, nelle piante che vegetano nelle zone più salmastre, in genere direttamente in riva al mare, a un fenomeno di “sudorazione”, con la produzione di un liquido chiaro e molto salato che cade come pioggerella sotto la sua chioma. Proprio l’elevato contenuto di sali della pianta ha fatto sì, in passato, che la Tamerice venisse utilizzata come foraggio, dato che gli animali ne apprezzavano il sapore. Le foglie hanno un colore grigiastro e apice e base acuti. La fioritura avviene tra aprile e giugno, o da maggio a luglio sempre a seconda delle condizioni climatiche. I fiori ermafroditi sono minuscoli, molto numerosi, rosa o biancastri sfumati di rosso, riuniti a formare racemi molto compatti tutto attorno ai ramuli. Ogni fiore ha un calice formato da 5 lacinie di forma ovata e una corolla con cinque petali. I cinque stami hanno le antere rosse e sono opposti ai cinque sepali del calice. L’ovario è formato da tre carpelli che a livello dello stigma prendono una forma a clava. I frutti sono piccole capsule a forma di piramide a base triangolare e contengono semi gialli provvisti di un pennacchio piumoso per la disseminazione anemocora.

Clima e terreno

La Tamerice comune è diffusa quasi in tutto il territorio italiano, isole comprese, a esclusione di Trentino Alto Adige, Piemonte e Valle d’Aosta, Umbria e Abruzzo. Il suo areale di distribuzione va da 0 a 800 metri sul livello del mare, soprattutto in zone costiere, litoranee sabbiose e sub salse ma anche lungo corsi d’acqua sui greti o terreni ghiaiosi e addirittura fangosi. E’ una pianta rustica e pioniera, vive su suoli poveri, salini, sabbiosi, ma anche su quelli argillosi purché venga assicurato il drenaggio. L’unica condizione edafica che la può mettere in difficoltà è l’eccessiva presenza di calcare attivo nel suolo (cioè il calcare solubile). Predilige esposizioni in pieno sole. Resiste molto bene a siccità prolungate, venti e venti salmastri, salinità.

Impianto e tecniche di coltivazione

La Tamerice comune viene utilizzata come frangivento, per consolidare dune sabbiose, come specie ornamentale in parchi e giardini, per alberature stradali e rimboschimenti in zone a alta salinità. A seconda delle condizioni in cui vive la sua bellezza può essere più o meno evidente. E’ ovvio che in condizioni limite non darà il meglio di sé, mentre se coltivata in posizioni meno esposte, su terreni non eccessivamente sabbiosi o ghiaiosi, potrà vegetare al meglio con poche cure. La sua copiosa fioritura e la chioma sempre leggiadra possono dare il loro meglio in contesti medio piccoli come giardini in zone costiere o siepi libere a lati di viali o zone umide, sulle rive di laghetti o sul fondo di bordure all’inglese, e in giardini di stampo naturale e non troppo formale o moderno. La propagazione può avvenire sia per via vegetativa tramite talee, che per seme a primavera o in autunno, tenendo conto però che la facoltà germinativa si perde molto in fretta. La germinazione è molto veloce, ma seguita da uno sviluppo lento. La potatura se necessaria va effettuata immediatamente dopo la fioritura.

Parassiti e malattie

Tra i parassiti ricordiamo le larve dei rodilegno (Zeuzera pyrina e Cossus cossus) che scavano le loro gallerie nei fusti, e l’omottero Metcalfa pruinosa che si nutre della linfa della pianta, digerendone solo la parte proteica e espellendone la parte zuccherina sotto forma di melata appiccicosa che ricade sulla pianta con conseguente possibilità di sviluppare la fumaggine di origine fungina e attirare le api, oltre ad essere usata dai beduini, che ancora oggi la raccolgono una volta che si è indurita ed è caduta al suolo e la impiegano in sostituzione dello zucchero. Altre malattie fungine a cui va soggetta la Tamerice comune sono le carie del legno causate da basidiomiceti come Polyporus o Fomes e il mal bianco o oidio causato dall’ascomicete Sphaerotheca macularis.

Caratteristiche del legno

A parte l’utilizzo antico dei suoi ramoscelli impiegati come ramazze non vengono segnalati altri impieghi per il suo legno.

Varietà

Segnaliamo la varietà Tamarix gallica indica a corteccia bruno rossiccia.

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Domande frequenti

  • Quali sono le condizioni ideali di terreno ed esposizione per la Tamerice?
    La Tamerice comune predilige l'esposizione in pieno sole, fondamentale per una fioritura abbondante. Per quanto riguarda il substrato, è estremamente adattabile: cresce bene in terreni sabbiosi, ghiaiosi, poveri e persino salini, tipici delle zone costiere. È importante evitare terreni pesanti e argillosi se non ben drenati, poiché la pianta soffre fortemente la ristidanza idrica. Un aspetto critico da considerare è la presenza di calcare attivo (solubile) nel suolo, che può mettere in difficoltà la pianta e ostacolarne la crescita ottimale.
  • Come si riproduce la Tamerice e quali accorgimenti usare?
    La moltiplicazione può avvenire sia per via sessuale (semi) che vegetativa (talee). Per i semi, la semina si effettua in primavera o autunno, ma bisogna agire rapidamente perché la facoltà germinativa si perde velocemente. La germinazione è rapida, ma lo sviluppo iniziale della piantina è lento. In alternativa, le talee rappresentano un metodo efficace. Una volta attecchite, le giovani piante richiedono poca manutenzione, rendendo questa tecnica accessibile anche ai giardinieri principianti.
  • Quando e come effettuare la potatura della Tamerice?
    La potatura della Tamerice deve essere eseguita principalmente dopo la fioritura, generalmente tra tarda primavera e inizio estate. Poiché i fiori si formano sui rami dell'anno precedente, tagliare prima della fioritura significherebbe asportare le gemme floreali. L'intervento serve principalmente a contenere l'ampiezza della chioma, rimuovere i rami secchi o danneggiati e mantenere la forma decorativa. Essendo una pianta vigorosa, sopporta bene i tagli, ma è meglio non eccedere per non compromettere la prossima stagione floreale.
  • Quali parassiti e malattie colpiscono comunemente questa pianta?
    I principali nemici della Tamerice sono le larve dei rodilegno (Zeuzera pyrina e Cossus cossus), che scavano gallerie nei fusti indebolendo la struttura, e l'omotttero Metcalfa pruinosa. Quest'ultimo succhia la linfa e produce abbondante melata appiccicosa che favorisce lo sviluppo della fumaggine, una malattia fungina nera. Tra le patologie dirette, la pianta può essere colpita dall'oidio (mal bianco) causato da Sphaerotheca macularis e da carie del legno provocate da funghi come Polyporus o Fomes, specialmente in condizioni di scarsa aerazione radicale.
  • Perché la Tamerice sembra 'sudar' sale nelle zone costiere?
    Il fenomeno della 'sudorazione' è una strategia di sopravvivenza adattativa. La Tamerice possiede ghiandole escretrici chiamate idatodi sulle foglie, capaci di eliminare l'eccesso di sali minerali assorbiti dal terreno o dall'aria marina. Nelle zone salmastre, la pianta espelle questo sale sotto forma di liquido chiaro che si deposita sulle foglie e cade al suolo come una leggera pioggia. Questo meccanismo permette alla pianta di tollerare ambienti ipersalini dove altre specie non sopravvivrebbero, mantenendo l'equilibrio osmotico interno.

Scheda Tecnica

Tamarix gallica

Nome scientificoTamarix gallica
FamigliaTamaricaceae
Tipo di piantaAlbero o arbusto cespuglioso
OrigineEuropa meridionale, Nord Africa, Asia occidentale
EsposizionePieno sole
TerrenoSabbioso, sciolto, drenante, tollerante salinità e siccità; evita calcare attivo
IrrigazioneScarsa, adatta alla siccità una volta stabilita
FiorituraAprile-Luglio (rosa/bianco)
Altezza2-5 m (fino a 10 m)
ConcimazioneNon richiesta, pianta frugale
PotaturaLeggera, subito dopo la fioritura
MoltiplicazioneTalee o semi (primavera/autunno)
Malattie e parassitiRodilegno, Metcalfa pruinosa, oidio, carie del legno
Difficoltà di coltivazioneFacile

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