tilia cordata

Alberi Latifolie

Tiglio selvatico

Un albero bello, resistente e frugale, molto ornamentale, che predilige l'ombra. Scopriamo insieme il Tiglio selvatico.

di Redazione

22 giugno 2011

Generalità

Il Tiglio selvatico (Tilia cordata) appartiene alla famiglia delle Malvaceae. E’ un albero di medie o grandi dimensioni che in condizioni ottimali può raggiungere i 30 m di altezza, con un tronco di 1,5 m di diametro. E’ una pianta molto longeva e pollonante alla base anche se non viene stimolata da tagli o riduzioni della chioma. Il tronco è robusto con corteccia liscia e macchiettata che da grigio bruna in età giovanile si fa poi grigia, con solchi longitudinali poco profondi. La chioma è ampia, sub globosa, e la crescita che pur non essendo rapida mantiene un buon ritmo per moltissimi anni. I rami giovani sono glabri e lucidi, prima verdi olivastri e poi bruno rossicci, con gemme rossastre, ovoidi globose. Le foglie sono ovate sub-orbicolari a volte asimmetriche, leggermente appuntite all’apice, con la pagina superiore verde scuro, liscia, con le nervature terziarie non evidenti, e la pagina inferiore verde chiaro o glauca con peli bruni all’ascella delle nervature. Il margine è serrato e la lunghezza fogliare va da 3 a 9 cm, con foglie più grandi nei polloni che nei rami adulti. La fioritura avviene con due settimane di ritardo rispetto al Tiglio nostrano, da metà giugno a metà luglio, con infiorescenze sorrette da una lunga brattea. Ogni infiorescenza conta 5-15 fiori bianco giallognoli con ovario tormentoso e numerosi stami, poco profumati, con sepali di 3 mm e petali di 3-8 mm. L’impollinazione è entomofila, e il nettare della pianta molto mellifero. I frutti di 5-6 mm sono sub-globosi con pericarpo membranoso con cinque costolature appena accennate, grigiastro e tormentoso a maturità, ovvero nel mese di ottobre. La dispersione dei semi avviene a opera del vento durante tutto l’arco dell’inverno. L’apparato radicale all’inizio è a fittone, poi poco a poco diventa più ampio ma sempre robusto, con grosse radici sia approfondite nel terreno che in superficie. Si ibridizza con il Tiglio nostrano.

Clima e terreno

Il Tiglio selvatico dovrebbe essere presente in tutta la nostra penisola con l’esclusione di Puglia, Sicilia e Sardegna, anche se in Umbria la sua presenza pare incerta. Avendo esigenze climatiche di tipo più continentale che mediterraneo è maggiormente presente al Nord, mentre al Centro e al Sud è più rappresentata la sua forma ibrida con il Tiglio nostrano. E’ diffuso tra i 100 e i 1700 m sul livello del mare, e tollera forti escursioni climatiche. E’ presente in piccoli gruppi in boschi con Rovere, Frassino, Carpino, Cerro, Faggio e Abete bianco. Predilige terreno fresco e profondo, ricco in humus, non tollera terreni argillosi e compatti o sabbiosi. Sui terreni acidi soppianta del tutto il Tiglio nostrano che non tollera l’acidità del suolo. Resiste meglio del Tiglio nostrano all’aridità estiva, comunque esige umidità d’aria e di suolo e esposizioni in mezzombra essendo pianta sciafila.

Impianto e tecniche di coltivazione

La moltiplicazione della pianta avviene per seme o tramite i polloni radicali. Nel primo caso si consiglia di utilizzare i semi con tegumento non indurito che dovrebbero germinare più velocemente (in agosto). Infatti i semi di Tiglio sono profondamente dormienti e richiedono anche 2-3 anni di tempo prima di germinare, perché non solo il pericarpo è impermeabile a acqua e ossigeno, ma anche il seme ha dei tegumenti che devono modificarsi ad opera degli agenti biochimici del terreno per diventare porosi. Le tecniche per favorire la germinazione interrompendo la dormienza del seme comprendono la stratificazione fredda ( a 2°C) per 14-18 settimane oppure la stratificazione calda per cinque mesi a 30°C, seguita da altri cinque mesi di quella fredda. La semina poi avviene in primavera su un letto di terriccio fertile e sabbia. Il trapianto a dimora avviene con piante di almeno un anno, in primavera. La moltiplicazione per polloni invece è molto più semplice: basta prelevarli dalla base dell’albero durante l’inverno avendo cura di asportare anche un po’ di radici e di trapiantarli immediatamente. La densità d’impianto è di 3 m lungo la fila e 4,5-5 m tra le file.

Parassiti e malattie

Tra le malattie a cui é sensibile il Tiglio selvatico ricordiamo la carie del legno, i marciumi radicali, il cancro, l’antracnosi, la cercosporiosi, e l’oidio. I parassiti principali che possono attaccare la pianta sono i rodilegno, vari insetti defogliatori, gli afidi e gli acari.

Caratteristiche del legno

Il tiglio selvatico non ha legno durevole, ma dato che è bello e facile da lavorare viene usato per produrre sculture e in ebanisteria e modellistica. Viene usato anche per la produzione di carboncini da disegno. Non è un buon combustibile.

Varietà

Segnaliamo l’ibrido tra Tilia cordata e Tilia dasystyla, chiamato “T.x euchlora K. Koch”, noto dal 1860 e diffuso tra la Crimea e il Caucaso e l’Iran, con un bel portamento e poco appetito dagli afidi, quindi più utilizzabile in contesti urbani dove è necessario evitare l’imbrattamento dei marciapiedi e delle automobili. Esiste inoltre l’ibrido “Tiglio intermedio”, risultato dell’incrocio tra Tilia cordata e Tilia platyphyllos, con caratteristiche intermedie tra le specie originarie, molto diffuso soprattutto al centro e al sud in Italia.

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Domande frequenti

  • Come si gestisce la difficile germinazione dei semi di Tiglio selvatico?
    I semi di Tilia cordata presentano una doppia dormienza fisica e fisiologica, richiedendo fino a 2-3 anni per germogliare naturalmente. Per accelerare il processo, è fondamentale applicare tecniche di stratificazione. Si può optare per una stratificazione fredda a 2°C per 14-18 settimane, oppure combinare cinque mesi a 30°C seguiti da cinque mesi a freddo. Solo dopo questi trattamenti il tegumento diventerà permeabile, permettendo la semina primaverile su substrato fertile.
  • Quali sono le condizioni ideali di terreno ed esposizione per questa pianta?
    Il Tiglio selvatico è una specie sciafila, quindi predilige posizioni in mezzombra piuttosto che pieno sole. Riguardo al suolo, necessita di terreni freschi, profondi e ricchi di humus, mostrando una forte preferenza per i suoli acidi dove può soppiantare altre specie. È importante evitare assolutamente terreni argillosi, compatti o eccessivamente sabbiosi, poiché la pianta soffre di ristagni idrici e scarsa drenabilità, pur richiedendo comunque umidità costante.
  • È possibile propagare il Tiglio selvatico in modo semplice senza usare i semi?
    Sì, la moltiplicazione per polloni radicali è il metodo più rapido ed efficace. A differenza della semina, che è complessa, i polloni possono essere prelevati direttamente dalla base dell'albero madre durante l'inverno. È cruciale asportare una parte di radice insieme al pollone e procedere immediatamente al trapianto in primavera. Questa tecnica garantisce attecchimento veloce e mantiene le caratteristiche genetiche della pianta originale, evitando i lunghi tempi di attesa della germinazione.
  • In quali zone d'Italia è più adatto coltivare il Tiglio selvatico?
    Essendo una pianta con esigenze climatiche più continentali che mediterranee, il Tiglio selvatico è particolarmente adatto alle regioni settentrionali italiane. La sua presenza è diffusa tra i 100 e i 1700 metri di altitudine. Al Centro e al Sud Italia, invece, tende a sopravvivere meglio sotto forma di ibrido naturale con il Tiglio nostrano, poiché la forma pura fatica a tollerare le condizioni più calde e secche tipiche delle aree meridionali e insulari.
  • Quali problemi fitosanitari comuni colpiscono il Tiglio selvatico?
    Questa specie è suscettibile a diverse patologie fungine e batteriche, tra cui carie del legno, marciumi radicali, cancro, antracnosi, cercosporiosi e oidio. Tra i parassiti animali, i nemici principali sono i rodilegno, vari insetti defogliatori, afidi e acari. Mantenere la pianta in buone condizioni di umidità e evitare stress ambientali aiuta a prevenire queste infezioni, specialmente quelle legate ai funghi che prosperano in ambienti troppo umidi o stagnanti.

Scheda Tecnica

Tilia cordata

Nome scientificoTilia cordata
FamigliaMalvaceae
Tipo di piantaAlbero deciduo
OrigineEuropa centrale e meridionale
EsposizioneMezzombra (sciafila)
TerrenoFresco, profondo, ricco di humus, preferibilmente acido; evita argilloso e compatto
IrrigazioneRegolare, richiede umidità costante di suolo e aria
FiorituraDa metà giugno a metà luglio
AltezzaFino a 30 metri
PotaturaGeneralmente non necessaria; la pianta emette polloni alla base spontaneamente
MoltiplicazioneSeme (con stratificazione fredda/calda) o polloni radicali
Malattie e parassitiCarie del legno, marciumi radicali, cancro, antracnosi, cercosporiosi, oidio, rodilegno, insetti defogliatori, afidi, acari
Difficoltà di coltivazioneMedia (richiede umidità e protezione dal sole diretto)

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