Distesa di equiseto

Fitoterapia

Equiseto controindicazioni

Il nome dell'equiseto deriva dalla composizione delle parole latine "equus", che significa cavallo, e "seta" o "saeta" che sta a indicare il crine. Le controindicazioni dell’equiseto sono minime in confronto alle molteplici proprietà curative che gli sono state attribuite fin dall’antichità.

di Redazione

20 febbraio 2015

La pianta dell'equiseto

L’equiseto, più noto come coda cavallina, è una pianta erbacea perenne, che non produce né fiori né semi. Come le felci è una pianta rizomatosa, ossia presenta il rizoma che è una parte simile a una radice, in quanto si sviluppa orizzontalmente ed è rigonfia. Si tratta in realtà di un fusto che è andato incontro a un processo di modificazione per sviluppare funzioni di accumulo e riserva utili alla sopravvivenza della pianta. Le foglie dell’equiseto sono sottili e lunghe. Quando arriva la primavera, ai fusti sterili, che sono alti in media 50 centimetri, se ne aggiungono altri che sono invece fertili. Questi ultimi sono facilmente riconoscibili perché sono alti soltanto 20 centimetri, presentano un colore grigiastro in quanto privi di clorofilla e sviluppano nella parte finale uno strobilo, ossia una pigna. Una volta maturo lo strobilo rilascia delle spore attraverso le quali la pianta si moltiplica secondo lo stesso meccanismo utilizzato ad esempio dai funghi. L’equiseto, come si diceva all’inizio, non sviluppa infatti fiori.

La storia dell'uso dell'equiseto

L’origine dell’equiseto risale all’epoca preistorica. Questa pianta antichissima era diffusa più di 400 milioni di anni fa, quando ancora non avevano fatto la loro comparsa sulla Terra gli esseri umani. In questo lunghissimo periodo di tempo l’equiseto ha continuato a riprodursi attraverso le spore diffuse dai suoi strobili, una volta giunti a maturazione. Attualmente sono rimaste soltanto 15 specie, presenti nell’emisfero settentrionale. Le virtù terapeutiche dell’equiseto sono concentrate unicamente nei rami fertili. Già i Romani conoscevano questa pianta per i suoi effetti ricostituenti. Gli Indiani la impiegavano per sviluppare la massa muscolare, guarire le fratture o le ferite. Dal 1600 in Europa l’equiseto veniva adoperato in caso di infiammazioni cutanee o per il trattamento dei calcoli renali. Anche l’antica medicina ayurvedica lo menziona per la cura dei disturbi dell’apparato urinario. Secondo le credenze magiche un piccolo mazzo di equiseto legato al letto aumentava la fertilità delle coppie.

Le proprietà dell'equiseto

L’equiseto, altrimenti conosciuto come coda cavallina, annovera vari principi attivi tra cui la silice, i flavonoidi, i sali di potassio. Proprio l'elevato contenuto in silice conferisce all’equiseto spiccate proprietà rimineralizzanti. Questo principio contribuisce a irrobustire e a fortificare la struttura scheletrica. Non è un caso che l’equiseto venga attualmente utilizzato sia nel trattamento dell’osteoporosi, che nella cura delle fratture di cui accelera la guarigione. Le sue proprietà riminalizzanti si rivelano efficaci anche per fortificare capelli deboli e sottili o unghie fragili. Fin dall’antichità l'equiseto era apprezzato per i suoi effetti diuretici. Già Galeno lo citava come pianta medicamentosa. Non solo combatte la ritenzione idrica e si rivela un valido alleato nel trattamento della cellulite, ma risulta essere anche un efficace coadiuvante nella cura della cistite. La parte aerea della pianta viene impiegata nell’uso esterno per diminuire le infiammazioni della pelle, contro le emorragie nasali o nel trattamento delle emorroidi.

Le controindicazioni dell'equiseto

L’uso dell’equiseto, come quello di qualsiasi erba officinale, presenta delle controindicazioni per cui è bene avvertire sempre il medico o il farmacista nel caso in cui si seguano delle cure medicinali. Per i principi attivi che lo caratterizzano l’equiseto è controindicato in caso di edemi causati da malattie cardiache o renali. I suoi effetti diuretici impongono delle precauzioni se si stanno già assumendo farmaci con proprietà simili. L’impiego di equiseto può provocare infatti una perdita di potassio, che ne impone la sospensione durante le terapie dei disturbi bipolari o del ritmo cardiaco. Tra i possibili effetti secondari si registrano disturbi digestivi passeggeri, dermatiti allergiche e carenza di vitamina B provocata da un consumo eccessivo. È sconsigliata l'assunzione di coda cavallina durante la gravidanza o nel periodo dell’allattamento. Va sottolineato che, fino ad oggi, reazioni tossiche vere e proprie provocate dall’equiseto sono state registrate solo nel bestiame, in seguito al consumo di grandi quantità.

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Domande frequenti

  • Quali sono le principali controindicazioni all'uso dell'equiseto?
    L'equiseto è controindicato in caso di edemi causati da insufficienza cardiaca o renale. Poiché agisce come potente diuretico, può interagire negativamente con farmaci diuretici, causando una pericolosa perdita di potassio. È quindi sconsigliato durante le terapie per disturbi del ritmo cardiaco o disturbi bipolari. Inoltre, l'assunzione è vietata in gravidanza e allattamento. Chi assume farmaci specifici deve sempre consultare il medico prima dell'uso.
  • Perché l'equiseto provoca perdita di potassio e quali sono i rischi?
    Grazie alle sue forti proprietà diuretiche, l'equiseto favorisce l'eliminazione dei liquidi ma comporta anche la fuoriuscita di elettroliti, in particolare potassio. Una carenza di potassio può aggravare condizioni preesistenti come i disturbi del ritmo cardiaco o i disturbi bipolari. Per questo motivo, l'uso prolungato o ad alte dosi richiede cautela e monitoraggio medico, specialmente se associato ad altre diete o farmaci che influenzano l'equilibrio salino.
  • L'equiseto è tossico per l'uomo? Quali effetti collaterali può avere?
    Nell'uomo, reazioni tossiche gravi sono rare, mentre sono state osservate nel bestiame dopo ingestione di grandi quantità. Nell'essere umano, un consumo eccessivo può causare disturbi digestivi passeggeri, dermatiti allergiche e carenza di vitamina B. Nonostante sia generalmente ben tollerato nelle dosi terapeutiche, è fondamentale non superare i limiti consigliati e interrompere l'uso in caso di irritazioni cutanee o malesseri gastrointestinali.
  • Quali sono le proprietà benefiche principali dell'equiseto?
    L'equiseto è ricco di silice, flavonoidi e sali di potassio. La silice conferisce proprietà rimineralizzanti, utili per osteoporosi, fratture, capelli deboli e unghie fragili. Grazie all'effetto diuretico, aiuta contro la ritenzione idrica, la cellulite e la cistite. Esternamente, può ridurre le infiammazioni cutanee, trattare emorroidi e fermare emorragie nasali. È storicamente usato per rafforzare la struttura scheletrica e i tessuti connettivi.

Scheda Tecnica

FamigliaEquisetaceae
Tipo di piantaEracea perenne, rizomatosa, crittogama (senza fiori)
OrigineEmisfero settentrionale (15 specie attuali)
FiorituraNon fiorisce; produce spore tramite strobili primaverili
AltezzaFusti sterili ~50 cm; fertili ~20 cm
MoltiplicazioneSpore (strobili) e propagazione vegetativa (rizomi)

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