Chioma di un albero del paradiso

Alberi Latifolie

Albero del paradiso

L'albero del paradiso è uno degli alberi più comuni ed è anche tra i più antichi, cresce facilmente ma bisogna sapere come trattarlo e quali accorgimenti adottare per far sì che abbellisca il nostro spazio verde senza danneggiare le altre piante. Ecco quello che bisogna sapere.

di Redazione

31 ottobre 2014

Albero del paradiso

L’Ailanthus altissima, meglio noto come ailanto o albero del paradiso, è una pianta che fa parte della famiglia delle Simaroubaceae. È un albero originario della Cina nordoccidentale e di Taiwan, ma poi é stato naturalizzato in Italia e ormai si trova ovunque anche qui, oltre che nel resto d’Europa e negli Stati Uniti. A differenza di altre varietà del genere Ailanthus, questo cresce in climi temperati e non in climi tropicali. È un albero che cresce molto velocemente, può raggiungere fino ai 30 metri in 25 anni, però non è molto longevo. Il suo fusto è eretto e le sue chiome sono folte e ramificate; la corteccia è castana chiara e grigia sui rami; il suo legno non è molto resistente; le foglie sono steli formati da una ventina di foglioline ovali, di colore verde brillante. Ogni foglia può essere lunga fino a 40-50 centimetri. In primavera gli esemplari femminili di questa pianta producono fiori giallo-verdi, mentre a fine estate producono delle samare cartacee che adornano l’albero per diversi mesi. Normalmente non viene attaccato da parassiti o malattie.

Albero del paradiso origini

L’ailanto o albero del paradiso è originario della Cina, dove è chiamato chouchun; la sua storia è antica, basti pensare che è citato nel più antico dizionario cinese. Il suo nome ricorre frequentemente anche nei testi di medicina cinesi perché le sue radici, le sue foglie e la sua corteccia vengono usate ancora oggi nella medicina tradizionale cinese per curare tante malattie. In Cina questo albero viene anche coltivato per allevare il bruco di una falena che produce un tipo di seta. Poichè sono le ultime a uscire in primavera, per i cinesi la nascita delle nuove foglie voleva dire che l'inverno era davvero finito. L’albero del paradiso fu importato in Europa e poi in America nel 1700: fu tra i primi alberi ad essere esportati dalla Cina, in un’epoca in cui i manufatti cinesi erano di moda. Inizialmente fu usato come pianta ornamentale ma poi i coltivatori si resero conto che cresceva velocemente, si adattava a qualsiasi condizione e soprattutto si diffondeva ovunque spontaneamente. Poiché radica in profondità ed è molto resistente, è stato spesso utilizzato per consolidare terreni franosi, come nel caso di terreni di montagna dove passano strade e ferrovie.

Alberi del paradiso caratteristiche

Gli alberi del paradiso crescono ovunque, in qualsiasi posizione, anche se preferiscono gli spazi aperti e raggiunti dal sole; sopportano l’inquinamento, il freddo, la siccità, il forte caldo e i forti venti, per questo sono stati usati e, in molti casi sono usati ancora oggi, per le alberature stradali. I semi di ailanto si possono seminare anche a dimora, anche se è sempre meglio preparare prima le piante in singoli contenitori. L’importante è usare terreno fertile, ben drenato e ricco di sabbia. In queste condizioni, le piante appena nate sviluppano diversi succhioni basali, facilmente trasportabili in altri terreni dove poi radicheranno. Poiché non teme la siccità, non c’è bisogno di annaffiarlo perché gli sono sufficienti le acque piovane. L’ailanto è talmente facile da trovare che comprarlo non conviene, a meno che non si voglia essere sicuri al 100% dell’autenticità della pianta; tuttavia, riconoscerlo per strada è molto semplice per le caratteristiche delle sue foglie, molto lunghe e in fila su lunghi steli, e per il suo odore particolare. Si può prendere un ramo e asportarlo per talea; se lo si compra i prezzi sono generalmente bassi.

Albero del paradiso i rischi

Prima di piantare un albero del paradiso bisogna sapere alcune cose: in molte zone del mondo è considerata una pianta infestante, invasiva e nociva per la biodiversità degli ambienti naturali, perché colonizza velocemente le aree che lo circondano e distrugge i competitori emettendo sostanze allelopatiche che, a lungo andare, non fanno crescere più niente intorno. L’albero radica in profondità e sradicarlo è difficile perché se le radici vengono tagliate poi riescono fuori facilmente; in realtà, la lotta contro l’ailanto è una necessità solo negli ambienti in cui questa specie entra in competizione con altre specie autoctone, dunque nei parchi o nei boschi; in altre zone, come nel caso delle alberature cittadine, questo problema non c’è, in quanto la sua riproduzione viene comunque controllata. Se invece non c’è alcun controllo, allora anche in città c’è il rischio che l’ailanto cresca ovunque, anche tra l’asfalto. Tutte le parti della pianta, inoltre, hanno un odore che per molti è acre e fastidioso. È colpa dell’ailantina, una sostanza tossica che può provocare irritazioni anche nell’uomo e che impedisce a capre e insetti di mangiare questa pianta.

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Domande frequenti

  • L'Ailanthus altissima è pericoloso per la salute umana?
    L'albero del paradiso contiene ailantina, una sostanza tossica presente in tutte le sue parti. Questa può provocare irritazioni cutanee e reazioni allergiche nell'uomo al contatto diretto. Inoltre, l'odore acre e fastidioso emanato dalla pianta è dovuto proprio a questi composti chimici. Sebbene non sia letale per ingestione accidentale in piccole quantità, si consiglia di evitare il contatto prolungato con la linfa o le foglie, specialmente per persone sensibili o bambini.
  • Perché l'ailanto è considerato una specie invasiva?
    L'Ailanthus altissima è classificato come specie infestante perché si diffonde rapidamente grazie alla produzione massiccia di semi e alla capacità di emettere succhioni basali. La sua principale minaccia risiede nell'allelopatia: rilascia sostanze chimiche nel suolo che inibiscono la crescita di altre piante vicine, riducendo la biodiversità locale. Questo comportamento aggressivo gli permette di colonizzare velocemente aree disturbate, competendo con successo contro le specie autoctone nei parchi e nelle foreste.
  • Come si elimina definitivamente un ailanto dal giardino?
    Eliminare l'ailanto è complesso a causa del suo apparato radicale profondo e della sua capacità di rigenerarsi dai ceppi tagliati. Tagliare semplicemente il tronco stimola la crescita di nuovi polloni. Il metodo più efficace consiste nell'applicazione di erbicidi specifici sulla superficie fresca del taglio recente o nello scavo accurato per rimuovere l'intero sistema radicale. Richiede pazienza e monitoraggio continuo per diversi anni per impedire la ricrescita spontanea.
  • Quali sono le caratteristiche distintive per riconoscere l'ailanto?
    Si riconosce facilmente dalle foglie composte pennate, lunghe fino a 50 cm, formate da circa 20 foglioline ovali disposte su uno stelo centrale. Un dettaglio chiave è la presenza di denti glandolari alla base delle foglioline inferiori. La corteccia è grigio-chiara con creste trasversali. In primavera produce grappoli di piccoli fiori giallo-verdi, seguiti da frutti alati (samare) che persistono sull'albero per mesi, assumendo una colorazione bruno-rossastra.
  • È adatto per il giardinaggio domestico?
    In generale, non è consigliato per giardini domestici privati a causa del suo potenziale invasivo e della sua grandezza finale (fino a 30 metri). Tuttavia, può essere utile in contesti urbani specifici per consolidare terreni franosi o in aree industriali inquinate, dove la sua resistenza allo stress ambientale è elevata. Per uso ornamentale, è preferibile optare per specie native meno invasive, poiché l'ailanto richiede spazi ampi e controllo costante per non diventare problematico.

Scheda Tecnica

Ailanthus altissima

Nome scientificoAilanthus altissima
FamigliaSimaroubaceae
Tipo di piantaAlbero deciduo a crescita rapida
OrigineCina nordoccidentale e Taiwan
EsposizionePieno sole, tollera ombra parziale
TerrenoFertile, ben drenato, ricco di sabbia, tollerante su qualsiasi suolo
IrrigazioneScarsa, sufficiente acqua piovana, tollera la siccità
FiorituraPrimavera (fiori giallo-verdi)
AltezzaFino a 30 metri
ConcimazioneNon necessaria, pianta rustica e adattabile
PotaturaLeggera, per contenere forma o rimuovere rami secchi
MoltiplicazioneSemi, talee, polloni basali
Malattie e parassitiGeneralmente immune, tossico per molti insetti (tranne Coscinocera hageni)
Difficoltà di coltivazioneFacile (ma invasivo)

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