Leccio

Irrigazione del leccio

Il leccio è un albero tipico del bacino del mediterraneo dove è conosciuto ed apprezzato fin dall'antichità; è il simbolo del bosco mediterraneo ed è presente in Italia, particolarmente lungo le coste tirreniche e nelle isole, oltre che nella fascia prealpina fino ad una quota media di 600-700 m. Ne esistono però esemplari anche sulle Alpi, intorno ai 1000 m. Le ragioni della grande diffusione del leccio risiedono innanzitutto nella sua notevole resistenza alla siccità: questo albero ha radici a fittone profondissime che gli consentono di cercare l'acqua diversi metri sotto la superficie del suolo. Tali radici si sviluppano precocemente anche nelle piante giovani e contribuiscono alla stabilità dei terreni in cui siano presenti boschi di leccio. Ne consegue che, se presente in giardino, non deve essere annaffiato frequentemente ed anzi è consigliabile evitare ristagni d'acqua e piantarlo in terreni molto drenanti. La coltivazione in vaso, sebbene più rara, prevede annaffiature modeste anche nei periodi caldi o secchi, da effettuare solo quando il terreno risulti completamente asciutto.
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Come coltivare il leccio

Ghianda del leccio Il leccio è un albero di grandi dimensioni, potendo raggiungere anche un'altezza di 30 m; cresce lentamente ma è molto longevo: vive mediamente 200-300 anni. Pertanto quando si parla di coltivazione del leccio si intende, per lo più, in piena terra. Il leccio predilige un substrato alcalino, calcareo, con scarsa presenza di argilla, ma tollera bene tutti i tipi di terreno, purché ben drenanti. In caso di coltivazione in vaso si consiglia l'utilizzo di terreno universale miscelato con sabbia grossolana e torba. La moltiplicazione avviene attraverso i semi risultanti dalla maturazione autunnale delle ghiande: le giovani piante dovranno essere messe a dimora entro 3 anni tenendo presente che, dato lo sviluppo precoce del fittone, rimuovere successivamente la pianta potrebbe essere molto difficoltoso. Se si vuole proseguire con la coltivazione in vaso, occorre rinvasare ogni 2-3 anni nel periodo non vegetativo, ovvero fino agli inizi di Marzo, riducendo l'apparato radicale capillare di circa 1/3 e rimuovendo gradualmente il fittone. La chioma del leccio si sviluppa naturalmente in forma tondeggiante, densa, di colore verde scuro: è perenne e non richiede alcuna potatura.

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Come concimare il leccio

Esempio di foglia Il leccio non è una pianta molto esigente per quanto concerne la concimazione. Occorre, però, fornirgli le sostanze organiche necessarie ad incoraggiarne e sostenerne lo sviluppo, soprattutto nei primi anni di vita A questo scopo, all'inizio del periodo invernale, è utile mescolare del concime organico al terreno ai piedi dell'albero, humus o stallatico, per rendere la pianta più resistente alle avverse condizioni climatiche. In primavera, per favorire lo sviluppo di nuovi germogli, sarà sufficiente del concime granulare per piante verdi diffuso in commercio, sospendendo i trattamenti durante tutta l'estate. Le piante adulte possono essere trattate con fertilizzante organico ogni 2-3 anni. Se ben curato il leccio non solo abbellisce giardini e viali, ma costituisce una efficace barriera frangivento e, opportunamente potato, è perfetto per la creazione di siepi molto dense, longeve e, all'occorrenza, molto alte. Offre anche una grande produzione di ghiande commestibili che oggi costituiscono spesso il cibo fornito agli animali allevati in casa, soprattutto i maiali, ma anticamente erano utilizzate per formare una farina molto diffusa.


Leccio: Esposizione, parassiti e malattie

Esempio siepe Il leccio è un albero molto rustico, che resiste alla siccità e si ammala di rado. Ama l'esposizione in pieno sole ed il clima secco, moderatamente ventilato e non cresce bene in zone particolarmente fredde. La maggiore minaccia, soprattutto se coltivato in giardino o in vaso, è rappresentata dal ristagno idrico, che può causare il marciume radicale, e dall'eccesso di umidità che è all'origine di frequenti malattie fungine. Tra queste l'oidio, detto anche "mal bianco" poiché si manifesta ricoprendo le foglie di un polveroso velo bianco, e l'antracnosi, che colpisce le giovani piante durante il periodo vegetativo e le piante adulte durante tutto l'anno. Entrambi possono essere trattati con fungicidi a base di rame o zolfo dopo aver tagliato i rami malati, pulendo gli strumenti da poto tra un taglio e l'altro per evitare la diffusione del fungo. Contro queste malattie, però, la cura più efficace è la prevenzione, evitando le concimazioni eccessive e zone umide e poco aerate. La fillossera della quercia, un afide che punge diffusamente le foglie causandone l'essiccazione e la caduta, può essere trattato con aficidi specifici da somministrare alla prima comparsa, in genere in primavera.



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