Clematide

Introduzione

E’ una pianta coltivata esclusivamente per la bellezza dei suoi fiori e per il suo portamento rampicante. Di questa specie esistono anche varietà erbacee, ma quelle più conosciute e di natura rampicante vengono usate per decorare pergolati, tralicci e per ombreggiare alcune aree del giardino. L’effetto ombreggiante, soprattutto estivo, unito alla varietà dei fiori colorati ed al gradevole profumo che emettono, rendono questa pianta particolarmente apprezzata dagli amanti del giardinaggio. Stiamo parlando della clematide, specie perenne a portamento cespuglioso e rampicante, molto conosciuta sin dal Medioevo. Oggi esistono anche numerosi ibridi di clematide, che consentono di avere a disposizione gruppi di rampicanti e di specie erbacee dai colori vividi e brillanti, ottimi per decorare anche siepi, aiuole e giardini rocciosi. Con la clematide si possono decorare spazi altrimenti occupati da roseti o da edere. Per il suo portamento rampicante, per i colori e la forma dei fiori, la clematide non ha niente da invidiare alle altre specie decorative, fermo restando la possibilità di scegliere sempre la specie più adatta ai propri gusti ed alla condizione climatica in cui sorge il proprio giardino.

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Caratteristiche

clematide1 La clematide, come già detto al paragrafo introduttivo, è una pianta perenne dal portamento sia rampicante che erbaceo. Si tratta di una specie originaria dei climi temperato freddi dell’America, della Cina, dell’Europa e della Siberia, che comprende circa duecento cinquanta diverse specie, tra quelle spontanee e le varietà ibride. Alcune delle varietà esistenti in natura crescono spontaneamente in diverse zone d’Italia. La clematide appartiene al genere Clemantis ed alla famiglia delle Ranuncolacee. Il suo nome deriva dalla parole greche “klema” ed “atos” che assieme significano “tralcio di vite”. Per la forma dei frutti, e per altre caratteristiche, questa pianta è stata spesso assimilata all’anemone e alla pulsatilla, piante appartenenti a generi diversi, ma che presentano parecchie similitudini con la clematide. Quest’ultima viene coltivata per fini squisitamente ornamentali e per le sue abbondanti e rigogliose fioriture. La pianta annovera specie semierbacee a portamento rampicante e fusto legnoso e specie cespugliose a fusto erbaceo. Il fusto di questa specie può raggiungere l’altezza massima di dieci metri. Le radici della clematide sono uniformi e non ramificate. A volte possono presentare dei polloni da cui nascono nuove piante. Le foglie sono ovali, lanceolate, opposte e picciolate, mentre i fiori, rappresentati da un’infiorescenza singola o riunita in corimbi ascellari, presenta quattro sepali, simili a dei petali, a forma di calice e senza corolla. Questi sepali, intensamente colorati, servono a proteggere l’apparato riproduttore della clematide e ad attirare gli insetti impollinatori. I petali della pianta sono, invece, derivati dalla modifica degli stami che si ergono dalla parte centrale dell’infiorescenza. I fiori della clematide sono bisessuali, profumati e producono nettare. I frutti sono, invece, degli acheni che si sviluppano dopo la fioritura e che contengono un solo seme dall’aspetto piumoso. Tale caratteristica rende la clematide molto simile all’anemone.


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Varietà

clematide4 Come già accennato ai precedenti paragrafi, esistono numerose varietà di clematide, circa 250, anche se da ulteriori classificazioni botaniche si sono individuate più di 300 specie, di cui sette spontaneamente diffuse in Italia. Oltre alle varietà naturali si conoscono anche numerosi ibridi ottenuti da incroci con le varietà esistenti. Tra le specie naturali più conosciute ed a portamento rampicante, ricordiamo le clematidi: alpina, armandii, chrysocoma, fargesii, lanuginosa, flammula, vitalba e macropetala. Tra le varietà ibride citiamo le clematidi jackmanii e teksa. La clematide alpina è originaria dell’Europa centro meridionale e dell’Asia settentrionale. Presenta varietà dai fiori bianchi e rosa e fusto alto tra tre e cinque metri. La clematide armandii è originaria della Cina e presenta fiori bianchi e fusto alto dieci metri. Sempre cinese è la varietà chrysocoma, dal fusto più piccolo( tre metri) e fiori bianchi. Altra varietà proveniente dalla Cina, la clematide fargesii, con fiori bianco candido e fusto alto sei metri. La clematis lanuginosa presenta varietà con fiori diversamente colorati, dall’azzurro, al rosa. Il fusto raggiunge un’altezza massima di due metri. Originaria dell’Europa meridionale è la clematide flammula, che presenta un fusto alto tre metri e fiori bianchi molto profumati. Sempre europea è la famosa clematide Vitalba, specie dal fusto altissimo, che talvolta può anche sfiorare i dodici metri, e dai fiori color avorio. La clematide macropetala è originaria della Cina e della Siberia. Presenta un fusto alto circa quattro metri e varietà dai fiori blu e rosa. Gli ibridi Clematis Jackmanii e Clematis Teksa presentano rispettivamente fiori piccoli e grandi di colore viola.


Riproduzione e fioritura

clematide3 La riproduzione della clematide avviene per disseminazione ed impollinazione da insetti. La disseminazione viene effettuata dallo stilo piumoso del frutto, che rilascia le piume attraverso il vento. L’impollinazione avviene, invece, ad opera delle api, che utilizzano il nettare prodotto dai fiori della pianta. La fioritura della clematide è estremamente variabile, visto l’elevato numero di specie, anche se nella maggior parte di esse si concentra tra maggio e giugno. La clematide alpina fiorisce, ad esempio, tra marzo e maggio, mentre la clematide vitalba, tra luglio e settembre.


Coltivazione

Le cure e gli interventi colturali per la sana crescita della clematide possono differire in base alla specie di provenienza della pianta. Le varietà di clematide hanno, infatti, tempi di fioritura diversi, che possono condizionare gli intervalli di moltiplicazione o le potature. Nella coltivazione della clematide si eseguiranno, dunque, tutte quelle operazioni necessarie alla crescita ed al regolare sviluppo delle piante a fiore, quindi messa a dimora con particolare attenzione a temperatura ed esposizione solare, preparazione del terriccio per la piantagione a pieno campo e in vaso, irrigazione, concimazione, potatura e trattamenti in caso di malattie ed avversità


Temperatura ed esposizione

La clematide è una pianta tipica dei Paesi freddi. Questa peculiarità le permette di resistere anche a temperature molto rigide, a volte pure sotto lo zero. Per quanto riguarda l’esposizione, la clematide andrebbe coltivata con la parte aerea al sole e la parte del fusto a mezz’ombra. L’esposizione ideale è a est e sud est, cioè parti dove non arriva il sole diretto. La clematide teme, infatti, le temperature elevate, il calore ed i terreni troppo secchi e aridi. L’esposizione a mezz’ombra della parte basale mantiene il substrato sempre leggero e fresco.


Terriccio

La clematide può essere piantata sia su terreno che in vaso. In entrambi i casi la preparazione del terriccio è identica. Il substrato ideale per la crescita della clematide è alcalino, arricchito con materia organica, tra cui torba e letame maturo. Le radici della pianta vanno interrate su buche o vasi profondi tra mezzo metro e trenta centimetri. Il fondo va riempito di ghiaia e pietre per evitare i ristagni idrici ed impedire i rialzi termici nelle stagioni più calde. Nell’aggiungere il materiale bisogna fare attenzione a non toccare o danneggiare le radici e gli steli. Nella messa a dimora della pianta bisogna anche assicurarsi che i primi dieci centimetri dello stelo finiscano al di sotto del terriccio. L’andamento della clematide deve essere inclinato verso il muro o la recinzione dove si vuol fare estendere il rampicante. Completate queste operazioni, la superficie del terriccio va riempita di foglie o corteccia in modo da effettuare una pacciamatura che consenta di mantenere umide le radici della pianta. La messa a dimora della clematide va effettuata tra i mesi autunnali e la primavera, in giornate dal clima mite, mentre sono da evitare quelle troppo fredde o troppo calde.


Annaffiature

La clematide è una pianta le cui radici sono in grado di assorbire l’acqua piovana. Le annaffiature vanno effettuate in caso di siccità superiore ai sette giorni e durante il periodo della fioritura. Le irrigazioni devono essere regolari, ma non eccessive, per evitare i ristagni idrici. Irrigazioni costanti e regolari durante la fioritura prolungano proprio il periodo di sviluppo dei fiori, permettendo di avere dei fiori colorati per un lungo periodo dell’anno. I sistemi di irrigazione ideali per la clematide sono a pioggia. Nei negozi di sistemi di irrigazione da giardino esistono tante soluzioni adatte proprio all’irrigazione delle clematidi rampicanti. Per favorire il deflusso dell’acqua da irrigazione, è utile, inserire nel terreno dei sostegni a base di canne di bambù. Queste, posizionate in posizione inclinata verso la zolla, creano dei percorsi che fanno arrivare l’acqua in profondità verso le radici della pianta, che, lo ricordiamo, per non seccare, hanno bisogno di essere mantenute costantemente umide. I sostegni servono anche come struttura di appoggio degli steli rampicanti, che nella prima fase di sviluppo non sono in grado di reggersi da soli e tendono a spezzarsi. Canne o altro materiale di sostegno vanno posizionati a circa due centimetri dalla parete di appoggio.


Concimazione

A inizio primavera o quando iniziano ad apparire le prime gemme dalla parte fogliare, si devono somministrare concimi ricchi di azoto e di potassio, che consentono lo sviluppo di fiori dai colori intensi e brillanti. In autunno, invece, va effettuata la pacciamatura a base di letame maturo, compost, torba, terriccio e foglie, che vanno aggiunti senza intaccare gli steli. Questa operazione consente di portare ombra alla parte basale del fusto e di mantenere le radici sempre umide. Per un maggiore effetto ombreggiante della parte basale, si possono piantare anche delle specie erbacee annuali o perenni.


Potatura

Gli interventi di potatura della clematide variamo in base alle specie coltivate. Le varietà a fioritura precoce ( gennaio-maggio) possono anche non essere potate, intervenendo solo per contenere la vigoria dei nuovi getti che finirebbero per non trovare più posto nella parte di sostegno. Gli ibridi vanno invece potati regolarmente: quelli che fioriscono tra maggio e giugno richiedono solo l’asportazione delle parti secche o danneggiate, mentre quelli che fioriscono dopo il mese di giugno vanno potati a fini produttivi perché tendono a fiorire solo sulla parte alta dello stelo lasciando spoglia la parte basale. La potatura si effettua asportando da ogni stelo la prima coppia di gemme più vigorose. Questo trattamento stimola l’emissione di nuovi getti basali, facendo fiorire la pianta per intero con ottimi risultati estetici ed ornamentali.


Clematide: Moltiplicazione e avversità

La clematide si moltiplica per seme, per talea e per propaggine. Le talee si prelevano da aprile a giugno. Tra le principali fitopatologie che possono colpite la clematide ricordiamo l’oidio, il seccume e il wilt. Le prime due sono di origine fungina, mentre della seconda non si conosce ancora l’agente patogeno. Il wilt colpisce frequentemente gli ibridi, facendo seccare gli steli. In questo caso bisogna tagliare e bruciare la parte infetta. La clematide può anche essere attaccata dagli afidi, dalle lumache e dalla forbicina ( parassita che colpisce i fiori). Ogni infezione va debellata ricorrendo a trattamenti e prodotti specifici.


  • clematide appartenente alla famiglia delle Ranunculaceae, la Clematis o clematide costituisce un genere di circa 250 specie di pia
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