fiore di zafferano

Aromatiche

Zafferano

Lo zafferano è una spezia molto aromatica parecchio utilizzata in cucina ed è dotata anche di proprietà benefiche. Inoltre si forniscono informazioni relativamente al ciclo biologico ed alle cure colturali.

di Redazione

12 ottobre 2010

Generalità

Lo zafferano appartiene alla famiglia delle Iridacee, al genere Crocus ed alla specie sativus. È una pianta erbacea perenne, coltivata sia come annuale che come poliennale, alta 30-50 cm. L’organo sotterraneo è un bulbo avente dimensioni di 4-5 cm e diverse gemme che daranno vita alle altre parti della pianta, alla base del bulbo si trovano le vere radici. Le foglie sono lineari, fini, lunghe fino a 30 cm e larghe non oltre 0,5 cm, sessili, di colore verde scuro e si sviluppano dalle guaine fogliari una volta che quest’ultime sono fuoriuscite dal terreno. I fiori sono 3-4 per pianta, di colore viola e formati da una parte maschile, costituita dagli stami, e da una femminile che comprende ovario, localizzato alla base del fiore, stilo, un lungo filamento giallo che alla sommità si ramifica originando lo stimma trifido di colore rosso. Il frutto è una capsula oblunga che, una volta matura si apre e diffonde nell’ambiente circostante i numerosi e piccoli semi sferici. La parte di pianta utilizzata è costituita dagli stimmi fiorali, una spezia particolarmente aromatica.

Ciclo biologico

All’inizio del mese di ottobre dalle gemme principali del bulbo, localizzate nella sua parte apicale, si formano le guaine fogliari, le quali, una volta uscite dal terreno, danno origine ad una decina di foglie. Nel giro di 2-3 settimane, una volta formatesi le foglie, cominciano a fuori uscire i fiori e la fioritura si protrae fino a metà novembre. In inverno avviene un rallentamento dello sviluppo vegetativo, che riprende ad inizio primavera con la formazione di nuovi bulbi che si verifica dalle gemme secondarie del bulbo madre. Alla fine della primavera si seccano le foglie e le radici, mentre i nuovi bulbi hanno accumulato abbastanza sostanze di riserva ed entrano in una stasi vegetativa che si protrae fino al mese di settembre, per poi riprendere l’attività vegetativa ad ottobre.

Clima e terreno

Lo zafferano preferisce i climi temperati, però si adatta anche agli ambienti particolarmente freddi in quanto resiste a temperature di 10-12 gradi al di sotto dello zero, allo stesso tempo tollera i valori termici elevati durante l’estate. Lo zafferano predilige i terreni sciolti, calcarei, profondi, anche argillosi ma ben drenati, mentre rifugge i suoli compatti in quanto risultano soggetti ai ristagni idrici, per questo motivo quelli in pendenza sono più indicati alla coltivazione dello zafferano. Sono sconsigliati anche i terreni rocciosi perché rendono problematica la raccolta dei bulbi. Questa specie è originaria dell’Asia minore, attualmente è coltivata nel bacino del Mediterraneo, in Turchia, Iran e Kashmir; nel nostro Paese è diffusa nelle regioni centrali (soprattutto in Abruzzo) ed in Sardegna.

Impianto

I semi dello zafferano sono sterili, per cui esso si moltiplica esclusivamente mettendo a dimora i bulbi nel mese di settembre, prelevandoli durante l’estate ogni anno oppure dopo un ciclo di 3-4 anni. In primavera viene effettuata un’aratura di 30 cm di profondità, in seguito si eseguono operazioni di amminutamento del terreno. I bulbi si mettono a dimora ad una profondità di 10-15 cm. Le distanze d’impianto tra le file sono di 30 cm e sulla fila di 6-7 cm nel caso di una coltivazione annuale, di 15 cm se si tratta di un ciclo poliennale; nel primo caso la densità è di 50 piante/mq, mentre nell’ultimo caso l’investimento supera le 20 piante/mq.

Tecniche di coltivazione

Lo zafferano viene coltivato in pieno campo, negli orti e nei giardini famigliari. In Abruzzo il ciclo di coltivazione è annuale, mentre in Sardegna si protrae per 3-4 anni. Il controllo delle erbe infestanti, relativamente alle coltivazioni in pieno campo, si esegue effettuando delle sarchiature tra una fila e l’altra, mentre negli orti famigliari si ricorre alla scerbatura manuale. Nel caso di coltivazioni annuali la concimazione si esegue soltanto durante la preparazione del letto di semina apportando del letame maturo, invece nei cicli poliennali gli anni successivi prima della ripresa vegetativa autunnale viene somministrato del concime complesso a lenta cessione. Lo zafferano di solito non necessita di irrigazioni in quanto vegeta principalmente in autunno, periodo in cui non mancano le precipitazioni. La raccolta si effettua quando i fiori sono ancora chiusi, a partire da metà ottobre fino a metà novembre. In seguito dai fiori vengono tolti gli stimmi, che si pongono ad essiccare su una fonte di calore. Lo zafferano è una pianta soggetta ad attacchi di parassiti, tra i funghi si ricordano i marciumi radicali, mentre gli animali più pericolosi sono ratti, cinghiali ed istrici.

Proprietà ed utilizzo

Lo zafferano possiede proprietà digestive, analgesiche, ipotensive, sudorifere, emmenagoghe, calmanti, antidepressive, carminative, toniche e stimolanti la circolazione sanguigna. Questa spezia contiene molti carotenoidi, le vitamine A, B1 e B2 ed una sostanza chiamata safranina, che le attribuisce l’aroma. In cucina lo zafferano viene utilizzato per insaporire piatti di riso, di pesce ed entra nella preparazione di salse, sughi, minestre, liquori e biscotti.

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Domande frequenti

  • Quando e come si raccolgono gli stimmi dello zafferano?
    La raccolta degli stimmi si effettua manualmente quando i fiori sono ancora chiusi, generalmente dalla metà di ottobre alla metà di novembre. È fondamentale intervenire presto al mattino, preferibilmente con il fiore ancora chiuso, per preservare la qualità e l'aroma. Una volta raccolti, i fiori vanno portati all'interno dove si procede alla delicata estrazione degli stimmi (la parte rossa). Questi stimmi devono essere immediatamente posti ad essiccare su una fonte di calore moderata per conservarne le proprietà aromatiche e coloranti, poiché l'umidità ne comprometterebbe la conservazione.
  • Quali sono le condizioni ideali di terreno ed esposizione per coltivare lo zafferano?
    Lo zafferano richiede un'esposizione soleggiata e piena luce diretta. Per quanto riguarda il suolo, predilige terreni sciolti, calcarei, profondi e soprattutto ben drenati. È essenziale evitare terreni compatti o soggetti a ristagni idrici, che causano rapidamente il marciume dei bulbi. I terreni in leggera pendenza sono spesso preferiti proprio per garantire un drenaggio ottimale. Anche i terreni argillosi possono essere utilizzati se ben lavorati e drenati, mentre quelli eccessivamente rocciosi sono sconsigliati perché complicano notevolmente la successiva raccolta dei bulbi.
  • Come si moltiplica lo zafferano e con quale frequenza?
    Lo zafferano (Crocus sativus) produce semi sterili, quindi non può essere moltiplicato per seme. Si propaga esclusivamente per divisione dei bulbi. Questa operazione va effettuata nel mese di settembre, periodo in cui i bulbi sono in dormienza. I bulbi possono essere prelevati e reimpiantati annualmente, oppure lasciati nello stesso posto per un ciclo poliennale di 3-4 anni. In entrambi i casi, la messa a dimora deve avvenire in autunno, a una profondità di 10-15 cm, rispettando distanze variabili in base alla durata della coltivazione prevista.
  • È necessario irrigare lo zafferano durante la coltivazione?
    Generalmente, lo zafferano non necessita di irrigazioni aggiuntive. Questo perché il suo principale periodo di attività vegetativa e fioritura coincide con l'autunno, stagione in cui nel bacino mediterraneo sono frequenti le precipitazioni naturali. L'eccessiva umidità del suolo, specialmente in estate durante la dormienza del bulbo, è molto più pericolosa della siccità, poiché favorisce marciumi radicali letali. Pertanto, l'unica attenzione idrica riguarda la prevenzione dei ristagni: un buon drenaggio del terreno è sufficiente a soddisfare le esigenze della pianta senza bisogno di interventi人工 di innaffiatura.
  • Quali sono i principali nemici e malattie dello zafferano?
    Le principali minacce per lo zafferano sono di natura fungina e animale. Tra i patogeni, i marciumi radicali rappresentano il pericolo maggiore, spesso causati da un cattivo drenaggio del suolo. Tra gli animali, i roditori come ratti e istrici, nonché i cinghiali, sono particolarmente dannosi perché scavano il terreno per nutrirsi dei bulbi, distruggendo intere parcelle coltivate. Per mitigare questi rischi, è consigliabile scegliere siti di coltivazione meno accessibili alla fauna selvana e monitorare costantemente l'area, evitando inoltre di lasciare residui organici freschi che potrebbero attrarre questi animali.

Scheda Tecnica

Crocus sativus

Nome scientificoCrocus sativus
FamigliaIridacee
Tipo di piantaErbacea perenne (bulbosa)
OrigineAsia Minore
EsposizionePieno sole
TerrenoSciolti, calcarei, profondi, ben drenati
IrrigazioneNon necessaria (vegeta in autunno)
FiorituraOttobre - Novembre
Altezza30-50 cm
ConcimazioneLetame maturo (annuale) o concime lento (poliennale)
PotaturaNessuna (si recidono foglie e radici a fine primavera)
MoltiplicazioneDivisione dei bulbi (settembre)
Malattie e parassitiMarciumi radicali, roditori (ratti, istrici, cinghiali)
Difficoltà di coltivazioneFacile

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