carciofo

Ortaggi

Coltivazione carciofo

Un ortaggio perenne, che richiede un certo impegno per la propagazione e l'impianto, ma che può essere coltivato più anni di seguito con raccolti abbondanti.

di Redazione

15 marzo 2012

Caratteristiche generali

Il carciofo (Cynara cardunculus scolymus) è una pianta erbacea appartenente alla famiglia delle Asteraceae o Composite. A differenza della maggior parte degli ortaggi è una pianta perenne coltivata come tale, anche se dopo un certo tempo (circa 10 anni) è bene rinnovare la coltivazione sostituendo le piante. Il carciofo ha un rizoma sotterraneo che produce un certo numero di gemme che a loro volta danno origine a fusti cilindrici e solcati longitudinalmente. All’apice dei fusti ramificati, portanti le foglie alterne e polimorfe, con la pagina inferiore tormentosa e quella superiore più o meno verde o argentea, si formano poi i capolini fiorali. L’infiorescenza a capolino è formata da numerosi fiori ermafroditi e tubulari inseriti su una struttura carnosa detta ricettacolo. La parte edule del carciofo è costituita proprio dalle brattee più o meno spinose che circondano il capolino fiorale ancora immaturo, e dal ricettacolo che viene detto “cuore” del carciofo.

Semina

Il carciofo può riprodursi da seme, ma le piante che ne derivano non si riconducono più ad alcuna delle varietà di partenza, a causa della forte eterozigosi del corredo genomico della pianta, con conseguente imprevedibilità circa la dimensione dei capolini e l’epoca di fioritura che potrebbe variare da esemplare a esemplare. Meglio quindi procedere per propagazione vegetativa, senza arrivare a quella effettuata in vitro ma semplicemente utilizzando o i carducci prelevati durante la scarducciatura, oppure gli ovoli prelevati dai rizomi, magari durante il rinnovo delle vecchie carciofaie. Nel primo caso i carducci, cioè i polloni basali originati dalle gemme del rizoma sotterraneo, alti 20-40 cm e con 4 foglie all’incirca, vengono asportati insieme a una piccola porzione di rizoma provvisto di radichette e impiantati o in ottobre con un rincalzo all’arrivo dei primi freddi, oppure in primavera. In ogni caso va effettuata la cimatura delle foglie dei carducci prima della messa a dimora. Con gli ovoli invece si lavora in estate, prelevandoli e facendoli pregermogliare (inumidendoli e tenedoli a mucchi per un paio di giorni) prima di metterli a dimora in buche profonde 20 cm. Le distanze di impianto variano a seconda della varietà, ma di solito si aggirano sui 2 metri tra le file e 80 cm sulla fila. Volendo tentare la semina si procede a fine inverno in semenzaio coperto o in pieno campo a maggio, interrando i semi a 1,5 cm di profondità.

Terreno

Il carciofo preferisce un terreno di medio impasto e fresco, profondo, con un pH neutro, ma può adattarsi a situazioni differenti sia dal punto di vista del pH che della tessitura. La preparazione del terreno avverrà all’inizio dell’estate per la propagazione a ovuli o in autunno per quella a carducci e prevede una lavorazione profonda fino a 50 cm con apporto di sostanza organica, seguita da lavorazioni più superficiali.

Concimazione

La fertilizzazione deve essere abbondante perché la pianta è una forte consumatrice. Oltre alla preparazione del terreno si forniranno concimazione bilanciata al momento dell’impianto o in primavera seguita da due somministrazioni ricche in azoto durante il picco della stagione vegetativa.

Coltivazione

Importantissima la scarducciatura che va effettuata alla ripresa vegetativa primaverile. A seconda della varietà di carciofo e della densità di impianto si lasciano più o meno carducci (di solito non più di due o tre comunque) per evitare che un eccesso di proliferazione vegetativa porta a uno scadimento della produzione. I carducci asportati potranno essere impiantati o buttati a seconda delle esigenze. Un’altra operazione importante è quella dell’eliminazione delle infestanti. Tra le avversità del carciofo ricordiamo l’oidio, le arvicole, le lumache, alcuni lepidotteri (la depressa ria e la nottua del carciofo), i grillotalpa, la cassida e gli afidi. Per allontanare le arvicole si può piantare aglio o ribes nero attorno all’aiuola dei carciofi, introdurre spicchi di aglio dentro ai loro cunicoli, oppure utilizzare appositi apparecchi che emettono suoni fastidiosi per i roditori. Gli afidi verranno scoraggiati da una concimazione equilibrata e non eccessiva, combattuti dalle larve e adulti di coccinella, contrastati con macerato di ortica, infuso di cipolla o preparati a base di piretro. I grillotalpa non vanno contrastati eccessivamente perché si nutrono anche di larve dannose, ma possono essere controllati se proliferano eccessivamente portando alla luce i loro nidi e distruggendoli. Le lumache possono essere tenute alla larga con recinzioni apposite e/o catturate con trappole alla birra (un bicchierino riempito per 2/3 di birra collocato in punti strategici, le lumache muoiono ubriache e felici). In alternativa si possono allevare un paio di anatre che si nutrono molto volentieri di lumache. Il coltivatore biologico può avvalersi delle consociazioni favorevoli con porro, piselli, ravanelli, cipolla, lattuga e fagiolini.

Annaffiature

In caso di siccità vanno effettuate ogni 7-10 giorni durante l’estate e, a seconda della varietà, prolungate anche se diradate durante l’autunno.

Proprietà

Il carciofo contiene potassio, sali di ferro, inulina, mannite, sodio, rame, zinco, manganese e fosforo. La cinarina è responsabile del suo sapore amarognolo e favorisce diuresi e secrezione biliare ma viene resa inattiva dalla cottura ragion per cui i carciofi andrebbero mangiati crudi. La pianta è benefica per il fegato, abbassa il livello di colesterolo nel sangue, è digestivo, contrasta l’arteriosclerosi e le malattie cardiovascolari oltre che svolgere un’azione antitumorale.

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Domande frequenti

  • È meglio seminare il carciofo o usare i carducci?
    È fortemente consigliato usare la propagazione vegetativa tramite carducci o ovoli prelevati dai rizomi. La semina da seme sconsigliata perché il carciofo presenta una forte eterozigosi: le piante figlie non erediteranno le caratteristiche della madre, risultando imprevedibili nella dimensione dei capolini e nei tempi di fioritura. Utilizzando i carducci (polloni basali) o gli ovoli si garantisce invece la stabilità varietale e una produzione regolare.
  • Come si effettua correttamente la scarducciatura?
    La scarducciatura va eseguita alla ripresa vegetativa primaverile. Consiste nell'eliminare i polloni in eccesso per concentrare la linfa sulle gemme migliori. Generalmente si lasciano solo due o tre carducci vigorosi per pianta, evitando un'eccessiva proliferazione vegetativa che ridurrebbe la qualità e quantità dei capolini. I carducci rimossi possono essere riutilizzati per nuove piantagioni o eliminati.
  • Quali sono i nemici principali del carciofo e come combatterli biologicamente?
    Tra i parassiti ci sono afidi, lumache, arvicole e grillotalpa. Per gli afidi, utili coccinelle, macerato di ortica o infusi di cipolla. Le lumache possono essere bloccate con trappole alla birra o recinzioni, oppure controllate da anatre. Per le arvicole, piantare aglio o ribes nero attorno all'aiuola, inserire aglio nei cunicoli o usare dissuasori acustici. I grillotalpa vanno limitati ma non eliminati totalmente poiché predano altre larve nocive.
  • Quali sono le proprietà nutrizionali e medicinali del carciofo?
    Il carciofo è ricco di potassio, ferro, zinco, manganese e inulina. Contiene cinarina, sostanza amara che stimula diuresi e secrezione biliare, utile per fegato, digestione e controllo del colesterolo. La cinarina perde efficacia con la cottura, quindi per massimizzare i benefici (inclusa l'azione antitumorale e cardiovascolare) sarebbe ideale consumarlo crudo, sebbene comunemente venga cotto per migliorarne il gusto e la conservabilità.
  • Quanto spesso bisogna innaffiare il carciofo?
    Le annaffiature dipendono dalla stagione e dalla varietà. Durante l'estate, in caso di siccità, è necessario irrigare ogni 7-10 giorni per mantenere il terreno fresco. In autunno, le irrigazioni possono essere prolungate ma rese più diradate, adattandosi alle condizioni climatiche locali e alla capacità di ritenzione idrica del suolo. Il terreno preferito è di medio impasto e profondo.

Scheda Tecnica

Cynara cardunculus scolymus

Nome scientificoCynara cardunculus scolymus
FamigliaAsteraceae
Tipo di piantaErbacea perenne
TerrenoMedio impasto, fresco, profondo, pH neutro
IrrigazioneAbbondante in estate (ogni 7-10 giorni), ridotta in autunno
FiorituraPrimavera/Estate (capolini fiorali)
AltezzaFusti cilindrici ramificati (altezza variabile)
ConcimazioneAbbondante, bilanciata all'impianto/prima vera, ricca di azoto in estate
PotaturaScarducciatura primaverile (lasciare 2-3 carducci), cimatura fogliare
MoltiplicazionePropagazione vegetativa (carducci o ovoli); semina sconsigliata per instabilità varietale
Malattie e parassitiOidio, arvicole, lumache, grillotalpa, afidi, lepidotteri (depressa ria, nottua), cassida
Difficoltà di coltivazioneMedia-Alta (richiede gestione rizoma e scarducciatura)